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Visualizzazione dei post da Aprile, 2016

Cernobyl, trent'anni dopo

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Il 26 Aprile di trent'anni fa sulla Russia sapevo tutto quello che c’era da sapere: un covo di comunisti nemici giurati dell’America con un leggendario arsenale atomico puntato verso di noi. Lo avevo sentito ripetere mille volte al telegiornale e dai professori.  Io stessa lo avevo scrupolosamente riportato in ognuno dei temi in classe accumulati nel corso della onesta e diligente carriera scolastica giunta ormai al quarto anno delle superiori.
Le altre verità sulla seconda potenza mondiale erano voci di sottofondo sussurrate con un pizzico di soddisfazione. Appena un po’ più in là dalla ostentata solidità di facciata, dei nostri avversari si raccontava, infatti, che fossero alle soglie della fame, in bilico tra la casalinga loquacità artificiale della vodka, di cui erano quasi perennemente ubriachi e il pubblico mutismo indotto dalla minaccia delle deportazioni siberiane di cui erano succubi.
Eppure, nonostante la spada di Damocle della guerra fredda oscillasse sulle nostre esis…

Ercolino

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Da una settimana nel cortile del condominio accanto  sono in corso i lavori di ripristino della pavimentazione.
Se ne occupano tre operai, tutti sulla cinquantina. Arrivano puntuali al mattino, verso le sette e mezza, indossando già gli abiti da lavoro. Agganciano le giacche al chiodo fissato alla parete della guardiola, e dopo aver estratto dalle tasche le sigarette e l'accendino silenziosamente cominciano a lavorare.
Mentre stendevo i panni, ieri, ho ascoltato uno dei tre raccontare al portiere , mentre fumava appunto una sigaretta, la sua storia. Ho saputo così che Ercolino ha 58 anni e vive in un quartiere della periferia occidentale e che "non ha finito le scuole" perché da giovane "non c' aveva la capa". A 17 anni mise incinta la sua fidanzata e quindi a 18 anni era padre. Cominciò così a fare il "riggiularo" -il pavimentatore- per portare avanti la famiglia, che negli anni si è ulteriormente accresciuta di  ben tre figli. 
Ercolino è pure  non…

Lettera a D. (Storia di un amore) di Andrè Gorz

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Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quaranta chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.”
Comincia così una delle più folgoranti epistole d’amore della letteratura mondiale: “Lettera a D. – Storia di un amore” di Andrè Gorz , terminata il 6 giugno del 2006 e pubblicata in Italia nel 2008 da Sellerio, traduzione e cura di Maruzza Loria, prefazione di Adriano Sofri.
Andrè Gorz è stato –detta in maniera molto sintetica- uno dei più grandi filosofi francesi contemporanei, a lungo direttore della rivista di Sartre “Le temps modernes” e fondatore a sua volta del settimanale “Nouvel observateur”.
Della scoperta di questo libricino sono debitrice alle solite “consigliere” di fiducia le quali, corrucciate da quella che io sento ora come una colpevole “lacuna”, mi hann…

Ad Auschwitz non c'era il mare

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Adoro il mare. Mi piace sedermici difronte, per guardarlo. Mi piace bagnarmici, per trovare sollievo alla calura. Mi piace nuotarci dentro in libertà, per sfuggire al peso della terra. Eppure, ad andare per mare, non mi ci troverete se non in casi di necessità estrema. Soffro le onde. Anche galleggiare su un piccolo materassino e per pochi minuti mi sfinisce. Ho vergogna a confessare che per " casi di estrema necessità" intendo "raggiungere un luogo di vacanza" e per "sfinisce" andar soggetta a un transitorio episodio di nausea. Ne ho più vergogna oggi, che affidarsi al mare, per tanti, è andare incontro alla morte . E io mi immagino una deportazione liquida. Mi immagino non più il chiuso di un vagone ma uno spazio aperto al vento. Il fetore di corpi e di umori in cui le lacrime e la salsedine si mischiano e si confondono. La fame, la sete.
La ressa, le voci.
Lo stremo delle forze e la forza per resistere ancora e ancora e ancora, un miglio, due, tre...
Il buio.
La…

Cara Belen

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Cara Belen,
leggo che le “hai uscite” su FB provocando il delirio.
E’ un lunedì strano, questo. Il referendum “sulle trivellazioni” non ha superato il quorum. La televisione e i giornali sono un tripudio di facce e parole, parole e facce tutte vuote alla stessa maniera, deludenti, talune travalicanti il limite della provocazione e dell’insolenza.
Magari dovrei, per senso civico, occuparmi di questo e invece arrivi tu a distrarmi e la mia contrizione si sposta su di te.
Sono corsa a cercarti sul web vinta dalla curiosità, ma della foto dei tuoi due argomenti tirati fuori dal reggiseno per racimolare un po’ di attenzione, non v’è traccia.
Mi sono affacciata persino sul tuo profilo social per approfondire, pensa tu. Tranquilla, non sono preda di un conato di voyeurismo, ne’ di una pulsione moralizzatrice alla Savonarola.
Alla fine le tette credo che tu non le abbia uscite per davvero. Temo tuttavia che sia questione di tempo. Fino ad oggi, mi piacevi, confesso. Facevo il tifo per te, sp…

A ruota libera

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A ruota libera.
Non può che intitolarsi così un post nato dalla idea “basica” di raccontare i tre libri letti nei giorni scorsi che finirà poi per deragliare su Vespa, Riina, le ospitate alla televisione, i padri, i figli e il pentitismo.
Per chi fosse curioso, i tre titoli di questo periodo, in rigoroso ordine cronologico, sono: - Lettera a D. Storia di un amore. (André Gorz –edizioni Sellerio) - Mr Peanut (Adam Ross – edizioni Einaudi) - Maestro Utrecht (Davide Longo – edizioni NN).  Da tempo uso un’espressione di cui rivendico la maternità ( d’impulso mi era venuto di scrivere la paternità ma mi sono corretta in tempo. Anzi, visto che ci sto a riflettere tanto sopra, la metto giù ancora più politicamente corretta e azzardo a scrivere di rivendicarne la genitorialità). Mi riferisco a “comunisti vista mare”,locuzione con cui stigmatizzo –inutile negarne l’accezione negativa- la categoria dei figli della media, alta, altissima borghesia, i quali ostentano inclinazioni marxiste, voca…

E che peccato!

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Dare un senso nuovo alla parola peccato. Di questo si era trattato, infondo. Era accaduto nel più semplice e naturale dei modi, casualmente, attraverso il tentativo di liberare le figlie dalle grinfie del demonio. Fin dall'etàdella ragione aveva sentito vegliare su di lei piùche il buon Dio, con la sua aura benevola, il diavolo, con il suo ghigno sinistro. Gli imperativi morali tradizionali, infatti, non li aveva interiorizzati in vista del paradiso quanto piuttosto per sfuggire alle fiamme dell’inferno. Ed era stata sempre attenta a non deragliare dalla via celestiale quando si era trattato di prendete decisioni difficili, di quelle che implicano una rottura con i mores.
C’è un tratto della vita, esordio della fase adulta, nel quale il concetto di cadutaècompletamente assorbito dalla sfera sessuale. Sono gli anni dell'adolescenza, naturalmente. Magari non era vero per tutti. Magari era opportuno restringere il campo e aggiustare il tiro alla sua di adolescenza, consumatasi …