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Visualizzazione dei post da Settembre, 2016

Eccomi di Jonathan Safran Foer

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Il 29 Agosto è arrivato in libreria, edito da Guanda"Eccomi" di Jonathan Safran Foer, tradotto da Irene Abigail Piccinini.
Un appuntamento che non potevo disertare, avendo tanto apprezzato"Molto forte incredibilmente vicino" . Ho letto il nuovo romanzo tutto d'un fiato, in appena una settimana,  ma ho dovuto frapporre qualche giorno e un paio di altri libri prima di scriverne. Dovevo rifletterci su meglio,  verificare se con il tempo avrei domato la vocina impertinente che a metà lettura aveva esclamato:- "questo è il miglior romanzo di Franzen dell'ultimo periodo, altro che Purity!" Battuta a parte, messo in conto che ogni romanzo ha con gli altri dello stesso autore un rapporto simile a quello tra fratelli, i quali pur condividendo  il patrimonio genetico hanno  autonome personalità,  e che   " Eccomi" non potesse, ne' dovesse replicare  " Molto forte e incredibilmente vicino", non mi aspettavo  un cambiamento  così deciso…

Due piccioni con una fava: “ Zia Titina e L’Isis” — “ Fuoco su Napoli”

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Entrata in libreria per la solita perlustrazione in cerca di novità,   sono caduta nello specchietto per le allodole approntato dal libraio, che sullo scaffale aveva poggiata, fresca di stampa, l'ultima fatica di Peppe Lanzetta.
Io, Lanzetta lo scrittore lo adoro, più del suo alter ego attore. La Napoli come la racconta lui, vitale, sanguigna, dolente e giuliva, nel suo impasto di vita e di sangue, mi fa uscire pazza.
Non ci ho pensato due volte: "Zia Titina e L'ISIS" me lo sono portato a casa: 70 pagine, 9 €, Tullio Pironti editore, come dire a chilometro zero. Non potevo fare altrimenti.
Me lo sono bevuto in una manciata d'ore. Adesso sono triste e non di certo perchè già l'ho finito. Mi dispiace  perchè  non  mi sento di dirne bene. L'affetto e l'ammirazine per Lanzetta mi impongono sincerità, perciò non lo salvo a meno di considerarlo un divertissement , un gioco, una facezie, insomma, con cui anche l'autore si è spassato non più di una manciata …

Aslı Erdoğan

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Questa nell'immagine è Aslı Erdoğan. Turca, scrittrice, giornalista, attivista per i diritti umani. E' stata arrestata ad Istanbul il 20 agosto 2016. Tramite il suo avvocato è riuscita a comunicare - in un racconto diffuso da diverse testate giornalistiche- la sua esperienza in prigione:-" Gli agenti mi trattano in un modo che lascerà segni permanenti nel mio fisico. Ho il pancreas e l'apparato digerente che non funzionano bene a causa di problemi intestinali che mi affliggono da 10 anni, e le medicine mi sono negate da 5 giorni. Sono diabetica e necessito di una alimentazione particolare ma mi sfamano sono con dello yoghurt. In più soffro di asma e di ostruzione polmonare cronica ma da quando sono in prigione non mi è consentito di stare all' aria aperta. " A sostegno della liberazione di Aslı Erdoğan è stata lanciata l'iniziativa "Scrittura libera". Nelle librerie aderenti si terranno letture pubbliche di passi tratti dell' unico s…

Viva la gogna: è gratis e ci fa sentire migliori

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Cronaca di un’ordinaria mattinata di gogna mediatica.
Accedo di buonòra, come consuetudine, ai principali social media per leggervi, riassunta in tweet e status, la cronaca parzialissima –ne sono consapevole e lo faccio ormai scientemente- dei fatti dal mondo. Su Fb gli “stati” e i commenti sulla dolorosa vicenda di Tiziana si moltiplicano a vista d’occhio. Mi dispongo a mettere i “like” di rito alle opinioni più vicine alla mia “sensibilità” scegliendo, tuttavia, di non tuffarmi nel mare delle discussioni perché i commentatori sono a buon punto. Poi non so per quale gioco del demoniaco algoritmo di Fb  mi passa sotto gli occhi il post di una popolare ex “Blogger” /“commentatrice social” ora giornalista, nonostante non sia tra i suoi "seguaci". Il post è uno shot a cui seguono centinaia di commenti. Nella foto in realtà  sono cristallizzati a futura memoria virtuale due immagini: la prima è quella relativa al commento postato dalla stessa giornalista /blogger/ personaggio pub…

Mantenuta a chi?

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C’è una parola che detesto dal profondo del cuore: “mantenuta”. Sia chiaro: quando fa il suo lavoro di participio passato, es.: stavo cadendo e mi sono mantenuta all’apposito sostegno, mi è del tutto indifferente. Anche quando se la gioca come aggettivo qualificativo, es.: la promessa mantenuta va ricompensata, non mi disturba. Ne’ mi cruccia più di tanto quando  viene adoperata come sostantivo che designa una “donna che ha una relazione con un uomo il quale provvede a tutte le necessità materiali di lei” ( fonte Treccani). Le scelte di vita sono tutte degne di rispetto e se una donna decide di “fare la pubblica moglie” o di farsi pagare per prestazioni sessuali/sentimentali, affare suo. Il senso di nausea all' ennesima potenza,  accompagnato da abbondante sovrapproduzione di bile e  irrefrenabile moto di ira,  mi coglie allorquando  quel sostantivo “mantenuta” diventa sinonimo di “casalinga”.  E mi suona ancor più  odioso, intollerabile  e ingiusto quando ad utilizzarlo in tale a…