Esercitiamoci sul futuro

Nella dote con cui mi madre andò sposa c'era anche un fazzoletto di pizzo chiaro. Serviva per la messa. Le donne anziane, nel 1967, nella chiesa madre, nel nostro quartiere periferico, ne indossavano, per partecipare al rito, uno di colore scuro. Alle giovani spettava invece il copricapo chiaro, accessorio che, prima di essere dimenticato definitivamente a casa, pian piano, per una sorta di timido ma necessario allineamento con il mondo di fuori, esse cominciarono ad usare solo al momento della comunione.
Quando io ero bambina, i baci, quelli che oggi specifichiamo eterosessuali -lo ha sintetizzato splendidamente Tornatore in “nuovo cinema paradiso”- seppure, gabbando la censura, fossero riusciti ad intrufolarsi nei programmi TV, non avrebbero mai superato la vigilanza degli anziani di casa, che, sempre sul chi va là, provvedevano a cambiare canale per sottrarre “quelle zozzerie” agli sguardi innocenti dei bambini o meglio, per sottrarre gli sguardi innocenti dei bambini a quelle porcherie.
Da me, dove pure certi bigottismi e certi moralismi comuni passavano per volontà dei nonni, mia madre inaugurò una politica di apertura quasi “svedese”.
Non solo eravamo liberi di goderci tutti i baci della televisione senza considerarli cose sporche, ma anche i nudi non creavano scandalo o disagi. Ricordo di una corsa in costume adamitico di Alan Delon su una spiaggia, in un film di cui non ho mai saputo il nome, a cui mamma mi lasciò assistere nonostante avessi meno di 10 anni e che pietrificò la nonna in un lunghissimo, scandalizzato disappunto, dal quale si destò sciogliendosi in una risata isterica, come di certi quando sono in stato di shock. Se mio padre non osò mai mostrarsi senza le mutante –sarebbe stato veramente troppo contro e troppo oltre- il corpo di mamma, per noi figli, non fu un mistero.
Mia madre ha sempre sostenuto che io dovessi sapere come ero fatta e mio fratello considerare un nudo cosa naturale. E infatti non fu mai beccato a nascondersi sotto la cattedra –come invece capitò ad altri suoi coetanei- per sbirciare le gambe della maestra.
Rimanevo sconcertata e contrariata quando, a casa di certe zie, si cambiava canale nel sospetto che due si accingessero ad un bacio.
Pare che il pudore o falso senso della decenza, nemico mortale della morale, puntuale rinasca come fenice dalle proprie ceneri e ogni generazione trovi nuovi oggetti di scandalo su cui chiudere gli occhi.
Ai nostri giorni la battaglia è contro il “bacio omosessuale” su cui cade la ripugnanza che un tempo, uguale uguale uguale, stigmatizzava come cosa inopportuna alla vista, indecente, il bacio tra uomo e donna.
L’uomo è come un gambero: fa tre passi in avanti e due indietro per rimanere sempre nello stesso punto sulla linea del progresso.
Per i “millennials” –mi abbandono a questa speranza- la novità sarà considerare normale anche questo bacio tra due persone dello stesso sesso, al quale molti occhi ancora si sottraggono. Magari in un remake di Nuovo cinema Paradiso Tornatore dedicherà un frammento ad esso .
Chi ben comincia è a metà dell’opera.
Vi metto qua l’immagine. Esercitiamoci sul futuro.

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