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Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

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Potrei cambiare il titolo della mia rubrica ne " il bipolarismo del consigliere". Alterno, me ne rendo conto, suggerimenti letterari impegnativi ad altri più leggeri, non disdegnando  romanzi di genere oaddirittura young adult. Qualcuno potrebbe accusarmi di avere poco gusto, di non essere strutturata abbastanza da discernere il buono dal cattivo, l'alto dal basso, il che inficerebbe la credibilità dei miei consigli. Piuttosto, credo fermamente che in lettura, rimanere ancorati alle etichette faccia molto, molto male. Lo snobismo letterario, insomma, non è mai bello. Potrebbero sfuggire, per una presa di posizione velleitaria, ottime occasioni.  E' il caso di "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman, edito da Garzanti, tradotto da S. Beretta, romanzo che agli occhi di alcuni ha una aprioristica pecca: l'essere stato immediatamente risucchiato dal clamore delle classifiche. Elemento sufficiente per diffidarne, visto che il mainstream è male. A cost…

L’amore prima della fine del mondo di Jacopo Masini

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Come raccontare, senza spoilerare il finale,“L’amore prima della fine del mondo” di Jacopo Masini, Epika Edizioni? Cominciando magari dalla copertina, illustrata da Ombretta Tavano, che già rivela indizi sulla storia. Due giovani amanti. Lui inerme, è immerso in tumultuose onde scure. Lei si sporge a prendergli il volto tra le mani. Lui è relegato, dal grigio tenue di cui è colorato, in una dimensione incorporea. Lei, al contrario, nonostante sembri fluttuare, per via delle tinte decise, ha una consistenza reale. Lui si chiama Vanni Martini ed è il protagonista del romanzo. Lei Alice Bia, ed è la fidanzata. Si sono conosciuti per caso, a Bologna, davanti ad un'edicola della stazione, un giorno in cui i rispettivi treni erano in ritardo. 
Perché mai, se il romanzo ripercorre, attraverso i ricordi di Vanni, l’estate in cui stava con Alice, è poi proprio la sua immagine, vale a dire del protagonista, ad essere evanescente? Forse perché ai tempi, il nostro ventisettenne di Parma era un…

il collezionista

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Una mattina di inizio autunno, anni fa, feci davvero un insolito incontro. Mi imbattei in una persona decisamente singolare, alla quale ancora oggi mi capita di a volte di ripensare.
Ero da poco tornata nella mia città natale dopo un lungo periodo di vita all’estero. 
Dovendo adempiere alle formalità e ai riti amministrativi utili per tornare ad essere, a tutti gli effetti di legge,cittadina napoletana, ogni giorno ero costretta ad ignorare gli scatoloni del recente trasloco che ancora la facevano da padrona in casa e regalare parte del mio tempo alla burocrazia, rimanendo in ostaggio  di interminabili file presso gli uffici comunali per ore.
Uscii di casa all'alba nella speranza di battere sul tempo la concorrenza degli altri sventurati con cui avrei condiviso l'esperienza nel girone dantesco. L'atto temerario non valse a nulla:a metà mattinata ero ancora ben lontana dal vedere la luce. Anzi,nel gioco dei rimpalli tra competenze e incompetenze delle varie amministrazioni mi …

Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

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Nella vita accadono strane cose: non avrei mai immaginato, ad esempio, che questo piccolo libro, consigliatomi da mia figlia, mi prendesse così tanto. Spesso leggo i romanzi generazionali che girano per casa tanto per capire di cosa si nutrano le giovani menti.  Qualche volta -confesso- non  trovo i testi all'altezza dei "cult" della mia generazione. Questioni sentimentali, suppongo, che inficiano la mia obiettività. Invece a questo giro mi devo arrendere al fatto che "Noi siamo infinito" regga alla grande il paragone con i miei mostri sacri.
"Noi siamo infinito: Ragazzo da parete" è un romanzo epistolare scritto da Stephen Chbosky, pubblicato per la prima volta in italia da Frassinelli nel 2006 con il titolo di Ragazzo da parete nella  traduzione di Chiara Brovelli,poi ripubblicato,sempre nella traduzione della Brovelli,nel  2012 da Sperling&Kupfer con il titolo attuale.
Alla metà di ottobre mi aveva colpito una riflessone sul ruolo e la percezione…

La Stanza Profonda di Vanni Santoni

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Qualche tempo fa, scrivendo a proposito dell’ultimo di Siti, avevo confessato di sentirmi protetta dalla vastità della rete e di lasciarmi andare alle mie “fanfole” unicamente perché l’autore non ne sarebbe mai venuto a conoscenza. Con Santoni temo esattamente l’eventualità opposta. Infaticabile “animale social”, mi aspetto che possa arrivare –con il suo pseudonimo- fin in questo mio piccolo angolo a bacchettarmi. Ovviamente si scherza! Eppure c’è del vero in quello che ho scritto. Santoni è realmente una presenza vivace su FB, dove effettivamente compare sotto pseudonimo. E’ altrettanto vero, infine, che la scelta di leggere il suo libro sia stata dettata proprio dall'attento monitoraggio di cui ne faccio oggetto sul social. Mi è sembrata, questa, l’occasione propizia per verificare se e come le sue conoscenze, e dell’editoria e della letteratura contemporanea, la sua carica creativa e l’impegno divulgativo che profonde nella infaticabile attività fuori e dentro il web, abbiano m…

Il contagio

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Una volta vivevamo, la mia famiglia ed io, in un paese dove cominciavano a verificarsi i primi casi di un’epidemia che sarebbe diventata, nel tempo, molto estesa e preoccupante.
Non percepii il pericolo di far parte di quella comunità. Mi correggo. Ad essere sincera, sebbene lo avessi percepito, mi convinsi che le mie bambine non si sarebbero ammalate. Avrei tenuto fuori di casa il virus non tralasciando alcuna norma igienica, dalle specifiche del caso alle più comuni. Inoltre pensai che avrebbero beneficiato dell’immunità del gregge. Noi adulti di famiglia eravamo tutti vaccinati e mi risultava che lo fossero anche gli amici stretti  nonchè i conoscenti.
Purtroppo però sottovalutai la situazione o sopravvalutai le mie capacità e non mi accorsi che uno delle piccole a scuola avesse contratto il malanno.
Se lo portò in incubazione durante il trasferimento a Varcaturo, in Campania, dove ci stabilimmo successivamente. Esplose in tutta la sua aggressività proprio alla vigilia del…

Elogio dei residenti e dei viandanti

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Dal libro de " l'elogio dei residenti", ovvero l'encomio solenne di coloro che sono rimasti, che non sono partiti "per terre assai lontane", lasciando vilmente gli altri in balia del loro destino.
" Andate", "restate", un dilemma mefistofelico che "tira sempre", che piace, attanaglia.
Poiché io sono andata, tornata, riandata e ritornata svariate volte, mi stranisco sempre di più difronte a tali discorsi.
Mi viene in mente la Battuta di Massimo Troisi:
"Emigrante?"
"No, sono partito così, per viaggiare, per conoscere un poco".
Ammetto che c'ho impiegato tutti questi anni per capirla fino infondo, la battuta, che battuta non era. Ci ho impiegato tutti questi anni, tutte queste andate e questi ritorni .
Ho capito che il posto di tutti è il mondo. Che ognuno ha un luogo in cui vive che è sempre elettivo, sia quando lo si è scelto perché non ce ne si è voluti allontanare, sia quando ci si è approdati seguendo ragion…