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La più amata. Teresa Ciabatti

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Vostro onore sono colpevole: a questo libro non ho reso sufficienti onori.
Intendo farne pubblica ammenda spiegando in breve il perché bisogna leggerlo. 
L'edizione dello Strega 2017 è ormai bella che archiviata e l'oblio sta facendo il suo sporco lavoro buttando, libri e autori, nel dimenticatoio.
Eppure con ostinazione, e ne faccio una questione personale, mi preme tenere alta l'attenzione sul romanzo della Ciabatti che meritava di vincere.
Ero prevenuta contro l'autrice. Questione di preconcetti, faccenda di antipatie. In uno dei suoi pur rari passaggi televisivi, Lei, la donna, la scrittrice, il personaggio televisivo, mi era risultata antipatica: naturale che escludessi la possibilità di leggerla.
Invece poi mi ci sono imbattuta a "Pordenone legge" ed è scoccata la scintilla. A volte le antipatie si sviluppano in virtù di certe similitudini caratteriali: spesso con chi ci assomiglia -smentendo il detto- non ci si piglia. Evidentemente avevo colto nella Ciabat…

Fratelli d'anima. David Diop

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Magnetica la copertina.
Magnetiche la figura del soldato in primo piano e il colore dello sfondo.
Magnetici ed evocativi. La giovane recluta nera rimanda giocoforza all'Africa e alla guerra. Il rosso al sangue, che delle guerre è la tinta sovrana.
Alfa Ndiaye è un francese del Senegal coloniale. È uno dei cioccolatini, orgoglio della Francia, a quali spetta un posto in prima fila nelle trincee del fronte europeo -siamo durante il primo conflitto mondiale- per terrorizzare i nemici durante gli attacchi.
Alfa Ndiaye è il protagonista di "Fratelli d'anima", di David Diop, Neri Pozza edizione, traduzione dal francese di Giovanni Bogliolo, romanzo già vincitore del premio Goncourt des Lycéens 2018, aggiudicatosi poi anche il Premio Strega Europeo 2019. Ben vengano i premi letterari. Contribuiscono a puntare i riflettori su pagine che altrimenti rischierebbero di cadere precocemente nel dimenticatoio con grave perdita per il lettore.
I pubblici riconoscimenti sono da acco…
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Alba. Selahattin Demirtaș

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"Alba", edizioni Feltrinelli, tradotto da Nicola Verderame è una raccolta di racconti scritti da Selahattin Demirtaș nellaprigione in cui è detenuto per ragioni politiche dal 2016.
Ho vissuto in Turchia per tre anni durante i quali è maturato un profondo legame affettivo con il paese e la sua gente. Giocoforza mi attraggono i libri che, per qualche ora, mi riportano ai luoghi, agli usi e alle atmosfere turche.
I dodici racconti di Demirtaș sono state l'opportunità in cui speravo, sebbene si siano rivelati più che la tanto desiderata passeggiata, malinconica ma tutto sommato serena, un'escursione emotivamente molto impegnativa nel microcosmo della condizione femminile, che sintetizza e amplifica le contraddizioni e gli arcaismi sociali sopravvissuti nella moderna repubblica turca.
Semplici, al limite del naif  per struttura narrativa, le storie entrano con discrezione, delicatezza, riguardo nelle vite di donne sfruttate, sole, infelici, lasciandosi apprezzare, oltre che…

Sembrava una felicità. Jenny Offill

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Un lettore è innanzitutto un collezionista, il cui desiderio è arricchire con pezzi di pregio la propria raccolta. E’ andata decisamente bene a chi ha acquistato, “Sembrava una felicità” di Jenny Offill, traduzione di Francesca Novajra, che contrassegna un duplice esordio: quello della NN, neonata casa editrice milanese e quello della Offill, autrice statunitense al suo debutto in Italia.
(...)
La bellezza del piccolo gioiello che abbiamo tra le mani convince sulla bontà del progetto editoriale della NN.
Si può condensare in poco più di 168 pagine una vita? Pare proprio che alla Offill questo virtuosismo sia riuscito.
Docente di scrittura già apprezzata in America, Jenny Offill affida a una scrittura certamente non convenzionale la biografia di una donna, il cui destreggiarsi tra frustrate ambizioni giovanili, matrimonio, maternità e infine tradimento del coniuge, ne fanno un’eroina moderna. Di lei non conosciamo il nome. Le sue vicende non sono descritte in un flusso cronologico pre…

Il grande amore di mia madre. Urs Widmer

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Incontri che segnano.
Primo di una trilogia di romanzi dedicati rispettivamente alla madre, al padre e a se stesso, "Der Geliebte der Mutter" di Urs Widmer,  pubblicato per la prima volta in Italia nel 2002 dalla Bompiani con il titolo di "L'uomo amato da mia madre", ritorna in libreria grazie alla Keller Editore, tradottoda Roberta Gado come "Il grande amore di mia madre".
A libro finito mi è salita alle labbra l'unica esclamazione possibile per un tale condensato di bravura: Urca!
Accidenti che romanzo.
In 159 pagine c'è tutto. Una narrazione funambolica, che affida alla delicatezza della favola la ruvidezza della vicenda biografica materna, con un risultato sorprendentemente potente. E poi amore, follia, condizione femminile, musica e cronaca storica del nazifascismo. L'odio? Purtroppo quello tocca al lettore. Quanto meno, nel mio caso, ce l'ho aggiunto io. Proprio non ce l'ho fatta a non detestare quel "grande amore"…

La ragazza selvaggia. Laura Pugno

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Breve appunti di delusione.
Una delle scoperte più piacevoli di questi ultimi anni è "Sirene" di Laura Pugno. Un romanzo al quale, per contenuto e forma, nonché lascito emozionale, assegnai un 10 e lode.
Quando mi è capitato tra le mani "La ragazza selvaggia", edizioni Marsilio, sull'onda della nostalgia per quella scrittura, non ho esitato a portarmelo a casa.
Non mi piace stroncare i libri e non sono in grado di farlo. Non ne faccio questione di autorevolezza o di ignavia. È piuttosto una questione di intimità. Riguardo i bei libri sento la necessità di condividere l'esperienza positiva. Quanto alle delusioni, invece, preferisco gestirle privatamente.Terrei per me l'amarezza, lasciandola macerare nel silenzio, anche questa volta. Ma il talento della Pugno merita una breve nota, anche se di perplessità.
Senza la robustezza delle idee e l'energia visionaria che hanno caratterizzato altri romanzi dell'autrice, la volontà di avvincere il lettore …