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Fare ciò che più piace ( ovvero tra recensione e consiglio di lettura scelgo il secondo)

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La scrittura per me è semplicemente ( si fa per dire) la forma concreta di una precisa esigenza ad evadere. Un’evasione che però non desidera essere attiva, compiersi attraverso il fare, concretarsi nella costruzione di racconti per il piacere di narrare. Piuttosto una evasione che realizza e sublima pura e semplice procrastinazione, tant'è che dalla mia penna non è mai uscito nulla di degno, di sufficientemente interessante, soprattutto, nulla di concluso, finito. Me ne convinco pienamente ora che sono nuovamente seduta davanti alla tastiera. Adesso che, cessato il periodo di isolamento domestico forzato, decretato per pandemia, il mondo fuori sarebbe ( condizionale della volontà) a mia disposizione ed io, invece di andare a conquistarlo, decido di riaffrontare quel foglio bianco alla cui chiamata mi sono viceversa sottratta, con perseveranza, durante il lockdown del frangente epidemico, quando ho dirottato la mia inconcludenza sulla panificazione.
Non so cosa nascerà da questo …

Letture al tempo del coronavirus.

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Le letture ai tempi dell'epidemia di coronavirus.

Un giudizio più articolato e complesso sul romanzo di Michelle Grillo " Il tempo che resta", Alessandro Polidoro Editore lo trovate su LuciaLibri
Poiché mi piace molto la contaminazione e soprattutto perché, quando si leggono più romanzi tutti di filato, di tanto in tanto sembra che essi si parlino, anzi meglio, che uno metta bocca riguardo l'altro, non mi sono meravigliata quando in "Mamma è matta, papà beve" di Fredrik Sjöberg, edito da Iperborea, tradotto da Andrea Berardini, ho letto la seguente frase:" Da anziana, Hanna ripeteva spesso che i figli non bisogna mai abbandonarli. Mai. Perché anche se lì per lì stringono i denti, il male può tornare, magari dopo molto tempo"
Ebbene, a parlare potrebbe essere l'altra Anna, quella senza H di cui ci racconta la giovane scrittrice campana Grillo. La Anna che ha vissuto l'inadeguatezza dei genitori come una loro assoluta latitanza, pagandone poi l…

Esercitiamoci sul futuro

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Nella dote con cui mi madre andò sposa c'era anche un fazzoletto di pizzo chiaro. Serviva per la messa. Le donne anziane, nel 1967, nella chiesa madre, nel nostro quartiere periferico, ne indossavano, per partecipare al rito, uno di colore scuro. Alle giovani spettava invece il copricapo chiaro, accessorio che, prima di essere dimenticato definitivamente a casa, pian piano, per una sorta di timido ma necessario allineamento con il mondo di fuori, esse cominciarono ad usare solo al momento della comunione.
Quando io ero bambina, i baci, quelli che oggi specifichiamo eterosessuali -lo ha sintetizzato splendidamente Tornatore in “nuovo cinema paradiso”- seppure, gabbando la censura, fossero riusciti ad intrufolarsi nei programmi TV, non avrebbero mai superato la vigilanza degli anziani di casa, che, sempre sul chi va là, provvedevano a cambiare canale per sottrarre “quelle zozzerie” agli sguardi innocenti dei bambini o meglio, per sottrarre gli sguardi innocenti dei bambini a quelle…

Si fa presto a dire minestra riscaldata

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Sarà che il monologo di Benigni mi ha solleticato certe corde, sarà che ieri con un amico si parlava dell'esigenza di alcuni di noi, scrivendo, di geolocalizzarsi, di evocare sempre e per sempre le proprie radici, sarà che il clima chiama un ricco brodo per tortellini, oggi mi è venuto da pensare alla "minestra riscaldata", a quell'accostamento svilente che usa alla quieta ( chi può dirlo), confortante, routine sessuale di coppia, dove routine può anche essere altro, moltro altro che ripetizione, può certamente sottintendere assiduità di incontri sotto o sopra o di fianco alle coltri, pluriennale, nel segno di un desiderio non sopibile. E ho capito perché la prospettiva di una carnalità alla "minestra riscaldata" non mi ha mai spaventato. Sono del sud. Da noi minestra è pietanza impossibile, sconosciuta, non praticata. Noi non abbiamo la minestra di fagioli, di ceci, cavolo, di patate. Non coniughiamo, noi, legumi e ortaggi con la pasta, annegandoli in un co…

Archivio dei bambini perduti. Valeria Luiselli

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Ultimo libro del 2019? Chi vivrà vedrà. Ho cominciato "Archivio dei bambini perduti" perché era sulla bocca di tutti i miei dotti contatti e svettava tra i titoli della classifica di qualità de "l'indiscreto". Nei giorni di festa ( il correttore testardamente suggeriva "gironi", svelando forse il segreto vero del Natale consumistico, fatto di scambievoli riti infernali) leggere è faticoso. È un salto agli ostacoli. Se, del racconto consegnato alle pagine, si fa fatica a trovare il ritmo, rischi di finire imbrigliata  nel mezzo delle parole fraintendendone il valore, dubitando addirittura che al clamore che ti ci ha condotto corrisponda del vero. Poi, scavalchi il dosso delle perplessità e il deserto in cui ti trascini, inseguendo i protagonisti, fiorisce. Sbocciano i fiori portentosi di un racconto duro ma necessario, di una prosa che ti regala il cuore di un bambino e  poi ti trasmette la sua forza per andare avanti, per proseguire in quella odissea nel…

Persone normali. Sally Rooney

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L'ho finito in un giorno e mezzo. Parte in sordina. All'inizio ti chiedi che cosa ci faccia tu nell'ennesimo libro all'acqua e sapone. Ti sembra una scrittura piatta, superficiale. Poi pian piano, dialogo dopo dialogo viene fuori il carattere. Viene fuori la storia, vengono fuori i personaggi e viene fuori la vita. Normale. Normale però non è niente, soprattutto la bravura di Sally Rooney.  Non avevo creduto all'euforia di chi me lo aveva consigliato. Diffido spesso degli squilli si trombe. So che molti giudicheranno allo stesso modo il mio giubilo. Come sempre vale un unico consiglio: provare per credere:  Persone normali di Sally Rooney edizioni Einaudi. Traduzione Maurizia Balmelli

Febbre di Jonathan Bazzi

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Il 2019 segna un importante novità nella politica di assegnazione del titolo di  “Libro dell’anno” di Fahrenheit (Radio3 Rai).
Nell'ottica di "colmare un deficit di attenzione verso un territorio attraversato da molte difficoltà, ma anche in continuo fermento", si è scelto di dedicare  il premio all'editoria indipendente.
Ad inaugurare il nuovo corso, aggiudicandosi il riconoscimento dopo un testa a testa con colleghi di altrettanto elevato spessore -tra gli altri Zandomeneghi con "Il giorno della Nutria" di cui avevo qui scritto e Alessio Forgione "Napoli mon amour ", commentato invece qui- Jonathan Bazzi con il suo Febbre, edito da Fandango.
Romanzo limpido, dove con una voce intima ma stentorea il protagonista si racconta senza sovrastrutture, appunto limpidamente.
Non mi addentrerò ne' nella trama, ne' scandaglierò altri elementi della scrittura. Dirò solo uno dei motivi per i quali, secondo me, dovreste leggere il libro.
Ricordate il…