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Toni Morrison. Prolusione al Premio Nobel, 7 dicembre 1993

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Prolusione al Premio Nobel, 7 dicembre 1993
«C’era una volta una vecchia. Cieca, ma saggia». O era un vecchio? Forse un guru. O un griot che ha il compito di calmare i bambini irrequieti. Ho sentito questa storia, o proprio una come questa, nella tradizione di diverse culture. «C’era una volta una vecchia. Cieca. Saggia». Nella versione che io conosco la donna è la figlia di schiavi, neri, americani, e vive sola in una piccola casa fuori città. La sua reputazione per saggezza è senza pari e fuori questione. Fra la sua gente è la legge e la sua trasgressione. L’onore e il timore reverenziale in cui è tenuta vanno oltre il vicinato, fino a luoghi molto distanti; fino alla città dove l’intelligenza dei profeti rurali è la fonte di un grande divertimento. Un giorno la donna riceve la visita di alcuni giovani intenzionati a dimostrare falsa la sua chiaroveggenza e mostrare la frode quale essi credono che ella sia. Il loro piano è semplice; essi entrano nella casa e le fanno una domanda la c…

Stirpe. Marcello Fois

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Stirpe di Marcello Fois è una bottiglia di ottimo filu de ferru. La storia che ci sta dentro, infatti, è un'acqua che arde, e che, sorso dopo sorso infiamma inesorabilmente chi ne beve.
Inizialmente un po' di difficoltà si avverte a buttarla giù, poi il palato si abitua e la sua poderosa gradazione alcolica diventa virtù, nerbo che si apprezza in funzione della scossa, all'emozione che ci trasmette. Ad entrare nelle pagine non è facilissimo. Robusto, il costrutto narrativo oppone una certa resistenza a chi ha la bocca fatta alla cedevolezza di certe scritture contemporanee votate alla scorrevolezza. Fois ci mette davanti ad una torre di pietre, ad un nuraghe. Eppure nemmeno  lo spazio di una ventina di pagine e l'interno della costruzione si illumina per l'incedere vagamente poetico assunto dalla prosa, il racconto prende il sopravvento e la fatica va via.
Una splendida sorpresa questo "Stirpe" di Marcello Fois, capace di affezionare  il lettore a una f…

La più amata. Teresa Ciabatti

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Vostro onore sono colpevole: a questo libro non ho reso sufficienti onori.
Intendo farne pubblica ammenda spiegando in breve il perché bisogna leggerlo. 
L'edizione dello Strega 2017 è ormai bella che archiviata e l'oblio sta facendo il suo sporco lavoro buttando, libri e autori, nel dimenticatoio.
Eppure con ostinazione, e ne faccio una questione personale, mi preme tenere alta l'attenzione sul romanzo della Ciabatti che meritava di vincere.
Ero prevenuta contro l'autrice. Questione di preconcetti, faccenda di antipatie. In uno dei suoi pur rari passaggi televisivi, Lei, la donna, la scrittrice, il personaggio televisivo, mi era risultata antipatica: naturale che escludessi la possibilità di leggerla.
Invece poi mi ci sono imbattuta a "Pordenone legge" ed è scoccata la scintilla. A volte le antipatie si sviluppano in virtù di certe similitudini caratteriali: spesso con chi ci assomiglia -smentendo il detto- non ci si piglia. Evidentemente avevo colto nella Ciabat…

Fratelli d'anima. David Diop

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Magnetica la copertina.
Magnetiche la figura del soldato in primo piano e il colore dello sfondo.
Magnetici ed evocativi. La giovane recluta nera rimanda giocoforza all'Africa e alla guerra. Il rosso al sangue, che delle guerre è la tinta sovrana.
Alfa Ndiaye è un francese del Senegal coloniale. È uno dei cioccolatini, orgoglio della Francia, a quali spetta un posto in prima fila nelle trincee del fronte europeo -siamo durante il primo conflitto mondiale- per terrorizzare i nemici durante gli attacchi.
Alfa Ndiaye è il protagonista di "Fratelli d'anima", di David Diop, Neri Pozza edizione, traduzione dal francese di Giovanni Bogliolo, romanzo già vincitore del premio Goncourt des Lycéens 2018, aggiudicatosi poi anche il Premio Strega Europeo 2019. Ben vengano i premi letterari. Contribuiscono a puntare i riflettori su pagine che altrimenti rischierebbero di cadere precocemente nel dimenticatoio con grave perdita per il lettore.
I pubblici riconoscimenti sono da acco…
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Alba. Selahattin Demirtaș

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"Alba", edizioni Feltrinelli, tradotto da Nicola Verderame è una raccolta di racconti scritti da Selahattin Demirtaș nellaprigione in cui è detenuto per ragioni politiche dal 2016.
Ho vissuto in Turchia per tre anni durante i quali è maturato un profondo legame affettivo con il paese e la sua gente. Giocoforza mi attraggono i libri che, per qualche ora, mi riportano ai luoghi, agli usi e alle atmosfere turche.
I dodici racconti di Demirtaș sono state l'opportunità in cui speravo, sebbene si siano rivelati più che la tanto desiderata passeggiata, malinconica ma tutto sommato serena, un'escursione emotivamente molto impegnativa nel microcosmo della condizione femminile, che sintetizza e amplifica le contraddizioni e gli arcaismi sociali sopravvissuti nella moderna repubblica turca.
Semplici, al limite del naif  per struttura narrativa, le storie entrano con discrezione, delicatezza, riguardo nelle vite di donne sfruttate, sole, infelici, lasciandosi apprezzare, oltre che…

Sembrava una felicità. Jenny Offill

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Un lettore è innanzitutto un collezionista, il cui desiderio è arricchire con pezzi di pregio la propria raccolta. E’ andata decisamente bene a chi ha acquistato, “Sembrava una felicità” di Jenny Offill, traduzione di Francesca Novajra, che contrassegna un duplice esordio: quello della NN, neonata casa editrice milanese e quello della Offill, autrice statunitense al suo debutto in Italia.
(...)
La bellezza del piccolo gioiello che abbiamo tra le mani convince sulla bontà del progetto editoriale della NN.
Si può condensare in poco più di 168 pagine una vita? Pare proprio che alla Offill questo virtuosismo sia riuscito.
Docente di scrittura già apprezzata in America, Jenny Offill affida a una scrittura certamente non convenzionale la biografia di una donna, il cui destreggiarsi tra frustrate ambizioni giovanili, matrimonio, maternità e infine tradimento del coniuge, ne fanno un’eroina moderna. Di lei non conosciamo il nome. Le sue vicende non sono descritte in un flusso cronologico pre…