"Quando la storia finisce" di Alessandro Piperno


  "Dove la storia finisce" di Alessandro Piperno, edizioni Mondadori è il consiglio di lettura di oggi.

La difficoltà a parlarne sta nel fatto che, essendo il romanzo di un equilibrio esemplare, di una bellezza sobria, di un'eleganza asciutta, non vorrei che troppe parole e/o eccessivamente enfatiche gli rendessero un cattivo servigio. Non è mia intenzione, infatti, complicare una storia e una scrittura che hanno nella semplicità il proprio punto di forza e di pregio,  "sovrastrutturandole" inutilmente -per il piacere narcisistico del commentatore  logorroico-  con giudizi sovrabbondanti.  Mi rendo conto, tuttavia, che anche la laconicità ha i suoi rischi, quindi converà aggiungere qualche ulteriore indizio al generico:-" Leggetelo!" per essere più incisiva nell'invito alla lettura.

Protagonista del romanzo è Matteo Zevi, che, dopo la morte dell'usuraio al quale deve dei soldi, può finalmente tornare a Roma, lasciando il suoi rifugio di Los Angeles.  Ad attenderlo la moglie Federica e i figli  Giorgio e Martina, che gli riserveranno accoglienze molto differenti. Il piacere del ritorno dovrà misurarsi quindi con la gestione delle differenti personalità  e degli umori dei tre, ciascuno impegnato, con modalità ed esiti diversi, ad affrontare le proprie difficoltà  esistenziali. Sullo sfondo la Roma dei salotti borghesi in odor di decadenza, le radici ebraiche famigliari, i tentativi di omologazione e di rottura con i clichè del caso nello  sforzo perenne verso la felicità, e infine l'irruzione inaspettata della storia, quella con la S maiuscola.
 Alessandro Piperno dà prova di essere un grande scrittore, mantenendo la narrazione  entro i binari di una linearità che non esito a definire ristoratrice per il lettore spesso frastornato dalla prosa di romanzi dove tutto è "gridato", sospettato di essere esageratamente e insopportabilmente finto. I conflitti personali e interpersonali dei protagonisti di Piperno sono pressanti, dilanianti. Rubano loro il sonno, complicano loro l'esistenza eppure la penna dell'autore riesce a "tenerli calmi", a farli tornare  sempre alla ragione dopo ogni "sragionamento" senza ricorrere -o meglio- incorrere in un campionario di frasi sensazionali, alla ricerca spudorata dell'effetto.
Quanto al messaggio, Piperno pare voler dire che  la storia non finisce quando sembra finire perchè l'uomo trova sempre il modo di gestire sè stesso, a dispetto della storia stessa. 
Mi permetto, come ultima notazione, senza alcun intento di esprimere il mio favore per  l'uno piuttosto che per l'altro, di segnalare che " Quando la storia finisce" ha degli elementi in comune con "Eccomi" di  Jonathan Safran Foer : i conflitti coniugali dei protagonisti, il rapporto con l'ebraismo, perfino un dettaglio del finale a sorpresa, simile in entrambi i romanzi.  E' interessante constatare come  la mano di un autore plasmi la stessa materia su cui lavora anche un altro  giungendo ad esiti così diversi. La possibilità di fare rilievi simili resta poi uno dei tanti piaceri della lettura.


  


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