martedì 4 ottobre 2016

"La vita davanti a sè". Emile Ajar e Romain Gary ovvero storie di pseudonimi ed eteronimi letterari


Non  scrivo di tutti i libri che leggo.
Alcuni li chiudo a doppia mandata nel cuore in silenzio, perchè dopo averli terminati è in silenzio che ci rimugino sopra per giorni.
La brutta -lasciatemelo dire- storia di bracconaggio ai danni di Elena Ferrane -della quale rispetto profondamente il  desiderio di anonimato- consumata qualche tempo fa passando in rassegna i conti bancari di alcuni autori, mi ha portato alla memoria la vicenda di Emile Ajar , della sua vera identità e del suo  piccolo capolavoro " La vita davanti a sè", edito in Italia nel 2009 da Neri Pozza per la traduzione di Giovanni Bagliolo.

In breve la vicenda personale: storia di pseudonimi, eteronimi e della capacità della letteratura di creare narrazioni che sembrano autofiction ma sono il frutto unicamente del talento creativo che le è proprio: Emile Ajar, autore di ben quattro libri, è in realtà Romain Gary. La Francia   scopre tale circostanza qualche tempo dopo il suicidio di Gary,  il  quale, dopo aver indossato, in segno di rispetto per i soccorritori, una vestaglia rossa affinchè il sangue non si notasse,  si sparò alla testa, precisando, in un ultimo messaggio, che il suo suicidio non era in relazione con  quello della ex moglie Jean Seberg, avvenuto un anno prima.

Con i due nomi Gary e Ajar -che significano rispettivamente "brucia" e "brace" in russo- è stato l'unico autore capace di bissare il premio Gouncourt,  con  Le radici del cielo   e  La vita davanti a sé .

In breve il libro: il protagonista della storia è Momo, un bambino di fede musulmana allevato da Madame Rosa, ex prostituta sfuggita ad Auschwitz,  in un appartamento di Belleville , Parigi. La vita di Momo è come quella di tanti altri "ultimi", simile a quella di molti altri bambini, ad esempio, immigrati ai nostri giorni in Europa senza famiglia  e destinati a crescere sperimentando il volto più crudo dell'esistenza.

Il registro che usa Emile Ajar è di una narrazione struggente e poetica. Il linguaggio, per nulla forbito, si assesta su un  gergale al limite del rozzo totalmente appropriato, mai in ogni caso gratuitamente triviale o irrispettoso verso il lettore . Il libro è tutto un susseguirsi di massime di saggezza crude ma di un'acume che lascia senza parole. Il più perspicace, profondo -in una parola- immenso tra tutti i personaggi è Momo, a cui una sensibilità e un'intelligenza precocissime  consentono di comprendere verità che ad altri esseri umani sfuggono persino alla fine dell' intero percorso sulla terra.

Momo ad un certo punto dirà :-" Una cosa che mi è sempre sembrata strana è che le lacrime sono state previste nel programma. Vuol dire che era previsto che noi piangessimo. Bisognava pensarci. Un costruttore che si rispetti non avrebbe mai fatto una cosa simile".
E allora pensateci: leggete questo libro e sappiate che il suggeritore -che sarei io- ha previsto le lacrime, ma anche tanti sorrisi.

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