Le variazioni del dolore di James Rhodes

 Ho letto "Le variazioni del dolore" di James Rhodes, edizione Einaudi Stile Libero , tradotto da Cristiana Mennella, lo scorso luglio, mentre ero  al mare.
Mi ero riproposta di riparlarne appena  fossi tornata alla "civiltà", ma  presa dal vortice del ritorno alla vita, ho finito per scordarmi del proponimento, fino a quando, in una mattina di fine settembre, calda e soleggiata, mentre spulcio tra i titoli esposti sulla bancarella del mitico mercatino di Antignano ( Vomero-Napoli), mi  trovo il libro tra le mani. Trasalisco, stupita che, tra tutti quei best seller a 5€ ai quali puntano i clienti, ci sia anche Rhodes, in compagnia di un'altra decina di volumi meritevoli di attenzione che del pari rimangono nell'angolo negletti.  Magris, Moehringer, Wo Ming, Whitehead. A quel prezzo, nuovi di zecca, me li porterei tutti a casa, ma devo desistere, con il cuore spezzato.
Perchè ci sono libri di cui nessuno parla?  che hanno una vita difficile? destinati al macero piuttosto che agli onori ?

Eccomi allora qui, a consigliarvi di leggere "Le variazioni del dolore".
Di sè l'autore scrive:-"
Io sono molte cose. Sono un musicista, un uomo, un padre, uno stronzo, un bugiardo e un impostore. Soprattutto, sono una persona che vive nella vergogna".
Leggendo il libro si tocca con mano che Rhodes è tutto ciò che dice di essere ma soprattutto una persona che non vuole più mentire su sè stesso, che sente l'esigenza di svelarsi, raccontando al mondo la  storia del bambino abusato che è stato.
Nell'epigrafe sono riportate le parole di Phil Klay, veterano dei mairnes: " Se eleviamo il trauma a feticcio, i sopravvissuti sono in trappola, incapaci di sentirsi  conosciuti davvero...Non si rende onore alla persona dicendogli:" Non riesco prorio ad immaginare quello che hai passato". Ascoltate invece la sua storia e provate a mettervi nei suoi panni per quanto duro e scomodo possa essere."
Questo è l'invito che sento di rivolgere a molte categorie di persone.
Agli amanti delle buone letture: nonostante il terribile tema trattato, la narrazione di Rhodes non è mai brutale, disturbante o respingente.
Agli amanti della musica:  Rhodes attribuisce  potere taumaturgico 
 alle note. Ad esse riconosce il merito della propria rinascita . Tra le pagine del libro trova il modo di esternare quindi la propria gratitudine verso la musica classica, raccontando dei brani e dei musicisti a cui è più legato con toni estremamenti coinvolgenti.

A tutti i genitori, ai nonni, agli insegnanti, a tutti coloro che vivono accanto ai bimbi: nessuno è preparato ad una terribile eventualità del genere.  Ma è bene imparare a riconoscere i segni di una violenza subita.
"Non vorrei scrivere di certe cose. Non vorrei affrontare l'inevitabile senso di vergogna che si portano dietro (...) ma neanche mi va di tacere, o peggo ancora di credere che dovrei tacere, quando la nostra cultura (...) continua a permettere, avallare, favorire e sguazzare nell'abuso sessuali sui minori". Così scrive Rhodes per il quale il suo romanzo è  uno  dei tanti stumenti utili per spezzare il ciclo degli abusi.
Bel libro, ben scritto. Vale la pena, credetemi.

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