"Un amore dell’altro mondo" di Tommaso Pincio


Questa è la storia di strane coincidenze.
No. Non mi riferisco alla trama del romanzo, che pure tiene il lettore sul filo del mistero e del dubbio in virtù del peculiare -diciamo così- intreccio tra le vite di Homer Alienson, il protagonista, e quella di Kurt Cobain, il leader dei Nirvana.
Parlo della bizzarra circostanza in virtù della quale, esattamente una settimana fa, incrocio lo sguardo del bimbo biondo della copertina sulla mia bacarella di libri di fiducia. E' da lì che mi strizza l’occhio, costringendomi, letteralmente, a portarlo a casa con me. Lo faccio praticamente a scatola chiusa, senza badare a null'altro che alla sua faccia buffa: ne’ al titolo, ne’ alla sinossi sul retro, ne’ al nome dell’autore. Mi ci attacco, al libro, perdendoci le notti , proprio come succede al protagonista della vicenda, che vive privandosi del sonno per anni. Lo finisco, sempre il libro, il cinque aprile, data in cui si conclude il viaggio terreno di Cobain, di cui, più o meno, narra il romanzo.
Tommaso Pincio mi fa simpatia, lo ammetto. Umanamente, intendo. Ha una faccia “ da buono”. Non mi lascio certo condizionare da questo elemento illogico, tuttavia, per determinare il gradimento verso il suo lavoro.
Per quello mi baso sulla scrittura, che in Pincio è sempre chiara e ben strutturata. La sua sintassi -per dire- mi fa sbavare: un intreccio perfetto!
Mi poggio sulla trama e sul suo sviluppo: scorrevolissima, manco a dirlo.
Mi rifaccio al linguaggio, che mantiene una sottile musicalità, un’alea poetica: le parole lavorano sull'anima, dopo che lo stile ha già impressionato il cervello, insomma.
Un amore dell’altro mondo è considerato il romanzo simbolo della generazione x , di cui Kurt Cobain è stata la voce.
Sullo sfondo della vicenda, in effetti, c’è l’ America della Guerra del golfo, di Twin Peaks, del Grunge. E’ noto, però, che ciascuno in un libro ci trovi tanto altro. A me è piaciuto il Pincio che anticipa -in maniera molto striminzita, è vero!- le riflessioni sulle ragioni per cui si legge, che saranno ampliate poi in “Panorama” ( anche alcune sfumature caratteriali, comprese la fragilità e il solipsismo di Homer Alienson riecheggeranno più tardi nella psicologia di Ottavio Tondi).
Soprattutto considero Un amore dell’altro mondo un viaggio attraverso il pianeta della dipendenza dalla droga che andrebbe, oggi più che mai, riproposto. Con delicatezza, pacatezza, senza alcuna esigenza di giudizio morale, mi sono trovata nelle scarpe di Homer sia nel suo momento di massimo innamoramento con l’eroina, sia in quello atroce dell’astinenza.
Quando la lucidità, senza rinunciare alla poesia, si fa utilità.

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