BULLI

Fosse per me  non metterei più piede in quella scuola di m…
Mamma  mi racconta di quando lei era alle medie ma non parla mai di bulli. C’erano dei prepotenti, ai suoi tempi, di quelli che facevano battute stupide e cattive sui capelli e i sederi grossi delle ragazze, e commentavano a voce alta  i brutti nasi  o calavano le braghe ai maschi. A volte  i “deficienti” –lei li chiama anche così- facevano quella cosa odiosa di rubare un quaderno o una penna a qualche compagno e palleggiarsele tra loro.
-"Quello finito sotto, come un cretino, per un po’ provava ad intercettare le sue cose tra un lancio e l’altro ma poi finiva per implorarne la restituzione. Il segreto era non reagire: in questo modo loro perdevano interesse, non si divertivano più e ti lasciavano stare"- dice così. 

Ogni volta che provo a raccontare a mamma cosa succede nella mia scuola fa quel sorriso tipo quando faccio una stupidata e lei mi dovrebbe fare una partaccia ma poi mi perdona e dice “non fa nulla”. 
E mi ripete sempre lo stesso consiglio di ignorarli, che loro si stancheranno prima o poi di prendermi in giro. 
Certo che i prepotenti dei tempi di mamma erano piuttosto scarsi  se si facevano liquidare così.
A scuola mia invece ci sono i bulli. Il bullo è un concentrato di prepotenza. A volte penso che non smetterebbero neppure se gli scaricassi addosso un intero caricatore di proiettili d’argento, come i vampiri. 
Quando sentiamo di certi brutti fatti alla televisione mamma mi guarda rassicurata. Pensa che le cose che raccontano al telegiornale succedono solo negli altri posti. E’ convinta di saperli “identificare”  a prima vista, i bulli. Non ne ha riconosciuto nessuno in giro, tra i miei compagni di classe o tra i ragazzi del nostro quartiere, quindi la sua idea è che "siamo fortunati a vivere in un ambiente ancora tranquillo, di gente a modo"-parole sue.
Non so da cosa individui i bulli. Non vestono mica diverso dagli altri. Non sono neppure i più poveri o “meno abbienti” - come dice lei- o i ragazzi “che hanno situazioni di disagio a casa”. Oddio: se quelli che conosco io vestono uguale agli altri solo per camuffarsi o fanno finta di essere ricchi ma poi in realtà sono poveri, o se a casa i loro genitori  li picchiano e li maltrattano, questo non lo so. So solo che i bulli sono uguali a tutti gli altri quando ci sono gli adulti intorno. Il problema è che i grandi non ci sono sempre.
Non so come far capire a casa che non sempre i peggiori soni i violenti e i teppisti. Io, per esempio, sono il più scarso in tutte le materie ma non essendo capace di far filone e di essere maleducato con i professori non interesso agli altri che vanno male. Almeno a loro sono indifferente, che è già un vantaggio. Sono stato preso di mira "dai bravi”, io. Si. Il mio problema sono quelli studiosi che se la tirano tanto e alla prima occasione mi mettono in ridicolo e mi punzecchiano ferocemente. Hai voglia a lasciarli fare senza reagire. Non smettono, non mi danno pace.
E' come camminare a tratti con un bersaglio dietro le spalle e a tratti in una bolla di invisibilità. E sono loro a decidere quando sei un target e quando non esisti. Anche io avrei cose da dire, sulla musica i libri, le serie tv. Ma non interesso a nessuno, a meno che abbiano voglia di divertirsi un po' e allora si ricordano che esisto.
Ho letto della ragazzina che si è buttata dalla finestra ed è morta. Chissà quanto ha resistito. Chissà da quanto se li portava dietro quegli stronzi. Chissà i “ suoi bulli” di che pasta sono fatti.
Io spero di resistere.
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Io spero di resistere.
Quante giornate di scuola sono lunghi tre anni?  Più o meno 630. Basterà sopportare per 630 giorni. Ce la posso fare.
Domani per fortuna è venerdì, il che significa un intero weekend di tregua. Domenica andremo a messa e poi –volente o nolente- dai nonni, in campagna. Ci saranno anche i cugini; dei veri scalmanati ma almeno due tiri in porta e una corsa in bicicletta sono garantiti. Probabilmente finirà come al solito in una grossa lite. Vabbè, in queste condizioni tutto fa brodo. Le zuffe certe volte possono essere divertenti. In ogni caso tornerà utile per sfogare un po’ di rabbia. Oggi va peggio del solito. L’umore è proprio sotto ai piedi.
Niente. Non scappa un sorriso. Eppure ci sto provando a cavarne fuori uno.
Resistere. Devo resistere.
Continuerò a muovermi per la cucina facendo finta di niente e intanto butto un occhio. Chissà a cosa sta pensando. Il fine settimana passerà in fretta e lunedì ricomincia l’incubo: scommetto che si arrovella su quello. Ormai è un chiodo fisso. Non ci dà tregua.  Ne’ a me, ne’ a lui.
Non sono l’ingenua che crede. So bene cosa gli succede a scuola con i compagni. E vedo quanto è solo qui a casa. Tutti quei pomeriggi buttati davanti al computer. Le madri sanno sempre tutto.
Porca paletta se è complicato. Altro che troppo drammatica mia mamma quando ripeteva che tutto è nulla se colpiscono te, ma non ti devono mai toccare i figli. E’ stato difficilissimo, ai miei tempi, essere il bersaglio. Ora che hanno messo sotto lui è più che difficile: è insopportabile. E invece mi tocca sopportare. Ci tocca sopportare: 630 giorni.
E se andassi dalla professoressa di italiano?  Magari non si   è accorta di quello che succede. Come potrebbe d’altronde. Sono bravi  i bravi a non farsi sorprendere.  Sarebbe, peggio, lo so. Diventerebbero solo più feroci. Ma dove avranno imparato a fingere così bene? Mi salutano sempre con educazione, diavoli . Chi potrebbe mai sospettare che dietro la facciata da santarellini ci sia tanto marciume. Si credono superiori solo per qualche buon voto e qualche moina che fanno alle insegnanti e si sentono in diritto di giudicare, emarginare.  Ma quanto si può essere stronzi già a quell’età? D'altronde i genitori sono ottimi maestri. Tutti ruffiani e falsi. Stronzi pure loro, tale e quale ai figli.
Alle riunioni sono talmente camorristi che non c’è da stupirsi dei ragazzi. Prepotenti. Vengono, si propongono come rappresentanti di classe e si fanno eleggere da quelli come loro a colpo sicuro, secondo un piano già stabilito prima. Hanno le cricche, tale e quali ai figli. Si wazzuppano tutto il giorno pure loro scopiazzandosi i compiti per non far sbagliare quei piccoli farabutti. Mi ferisce che minimizzino certe condotte. Certi atteggiamenti andrebbero corretti e di corsa e a bastonate. I loro figli rubano i libri ai compagni. Fanno sparire le cose dagli zaini durante l’intervallo. Ce n’è uno che tocca perfino il sedere alle compagne. Ai compiti in classe si organizzano per passarsi i compiti facendo muro. Scelgono il posto agli altri secondo regole di esclusione che conoscono fin dalla nascita. Danno feste a cui sono ammessi in pochi, naturalmente sempre gli stessi. Tutto questo sotto l’ala protettrice e complice degli adulti. Adulti poi, un branco di adolescenti viziati, sempre lì a sdrammatizzare: “sono ragazzi, infondo lo fan tutti”. 
No, stronzi. Non lo fanno tutti, vorrei gridargli ma mi mordo la lingua per non far precipitare la situazione. Non lo fanno di certo quelli che in silenzio devono sopportare e passeranno l’inizio dell’adolescenza in posizione fetale, nell'angolo, cercando solo di resistere.



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