IL RE DEI PESCI

stampa la pagina



Ieri pomeriggio mi sono andata a spassare vicino al mare. "Ce l'ho quasi a portata di mano" -ho pensato- "è peccato se non me lo godo".
Di solito quando sono dinanzi al maestoso spettacolo dell' immensa linea blu che, senza quasi dignità si va a buttare ai piedi do' Vesuvio, il quale dal canto suo recita la parte dell'amante capriccioso che vo' essere "priato", i miei occhi si perdono in ciò che è lontano. Ieri, forse per la stanchezza-vai a saperlo- sedendomi sulla balaustra, lo sguardo è finito giù, nello spazio di mare circoscritto tra gli scogli e il muro. Non li avevo notati mai, quei pesci che nuotano rasente l'acqua, e che si azzuffano, si rincorrono. Mi sono parsi uguali uguali ai peculiari frequentatori estivi del "lido mappatella". La stessa sregolatezza, la stessa protervia nel saltarsi addosso uno con l'altro, nel condividere, dividere, contendersi lo stesso centimetro cubo d'acqua. -" Va truov' che è solo una mia impressione, e che tutti i pesci del mondo si agitano allo stesso modo ovunque, in ogni lenza di mare. E' la mia fantasia che, in un fremito esasperato, vuole "napoletanizzare" anche queste creature, che sicuramente non hanno coscienza di proliferare proprio qua, nel golfo più bello del mondo. E come potrebbero d'altronde, datosi che questi scoglioni brulicanti di topi mozzano loro il panorama".-
E proprio mentre mi perdevo in queste riflessioni l'ho notato. Tra i tanti ci stava 'nu pesce che teneva 'nu cerchio incasato 'ncapa. Si, proprio un oggetto perfettamente circolare stretto intorno alla testa, subito dietro gli occhi e prima delle branchie. Mi è parso che l'oggetto fosse- mi scuso per la volgarità- l'estremità di un preservativo, naturalmente quella che sta- come dire- all'imboccatura "del fattapposta". Prima ancora che per la sua eccentrica "corona" -la verità- "stu coso", il pesce, mi è balzato agli occhi perché era il più chiassoso del branco. Se vogliamo, il più bullo. Saltava sopra gli altri, li assaliva quando invadevano la sua area, andava lui  a sfruculiare quelli lontani".
Allora ho pensato che si, i pesci del lungomare, anche se vivono in periferia e non vedono Castel dell'Ovo e il Vesuvio e il Vomero, hanno coscienza di essere napoletani.
Si godono lo specchitiello d'acqua che gli spetta, lasciando che il più "strunzo "tra loro, quello che si è ficcato -per ardire, curiosità o errore a noi non è dato sapere- in un preservativo e mo' si pensa che quella che tiene 'n capa è 'na curona, faccia tra loro il re, pure se è un guappo di cartone.
Ma forse, in questo luogo, ci può essere un'altra spiegazione. Può anche darsi che quelle creature abbiano piena coscienza della situazione. Sappiano che non trattasi di un re, ma neppure di un buffone. Allora dato  che si trovano innanzi a 'nu puveriello, privato alla nascita dalla natura di piena intelligenza, i pesci di questo mare napoletano, anziché sfrucuriarlo o peggio ancora emarginarlo , lo trattino invece solo con una fraterna condiscendenza.

Post popolari in questo blog

Il contagio

L’amore prima della fine del mondo di Jacopo Masini

Il benedetto workshop