L'AMICA GENIALE DI ELENA FERRANTE

Finalmente ho avuto l'incontro, a lungo procrastinato, con il fantasma di Elena Ferrante e la sua "geniale" amica.
Un collezionista che si rispetti -perché un lettore è innanzitutto un collezionista - non resiste a lungo al richiamo del pezzo mancante.
Molte le considerazioni che mi vengono sulla punta della tastiera.
La prima, banale -ve lo concedo-  è che di due amiche, di cui una geniale, ce ne sono molte in letteratura. A me ad esempio era piaciuto molto " Ragazze di campagna" di Edna O' Brien,  anche questo primo capitolo di un trilogia ormai  datata, siamo nel 1960, nella quale si narrano per l'appunto le vicende di due fanciulle di provincia molto vicine per spirito ed intraprendenza  alle protagoniste del libro della Ferrante.
La seconda è che la storia de " l' Amica Geniale" è di quelle che prende, senza dubbi.
Naturale che agli americani, ai quali va il merito di aver scoperto la nostra autrice ( a riconferma che nessuno è profeta in patria), abbiano amato appassionatamente l'intera saga . Le epopee plebee affascinano sempre. Mi è sembrato a tratti ( e non suoni come un paragone sacrilego, visto che mi riferisco alla trama e non metto a paragone la forma o la sostanza) di sentire le voci della periferia californiana dei racconti di Fante, o gli stralci di vita della varia umanità pullulante la Newark di Roth. Mi pare di averci trovato dentro anche la tragica e frenetica infanzia di Mc Court de "le ceneri di Angela" . Le storie del dopoguerra, della povertà, dell'emancipazione culturale, delle lotte casalinghe di ragazze comuni per sfuggire ad un destino di obbedienza già apparentemente segnato
, catturano sempre il lettore.
Eppure i dubbi restano.
Il dubbio se conti o meno ancora la distinzione tra letteratura alta e letteratura di intrattenimento.
Il dubbio se il gradimento del pubblico possa in qualche modo contribuire, oltre che a sovvertire la fortuna di un romanzo rendendolo campione di vendite, anche a mitigare se non cancellare del tutto, le smorfie di perplessità dei critici.
Il dubbio se lo stesso lavoro dei critici conservi qualche ruolo, nel decretare cosa sia o cosa non sia letteratura da tramandare ai posteri.
Il dubbio, infine, su quali siano i requisiti che fanno meritare ad un libro il conferimento di un premio ( lo Strega, in questo caso).
In onestà non posso dire che il romanzo sia brutto. Per esprimere un giudizio corretto, bisogna aver riguardo alle perplessità che ho sopra accennato e interrogarsi su che cosa, qualitativamente parlando, il lettore debba chiedere ad un libro.
"L'amica geniale" è un romanzo di ottimo livello, da leggere  tutto d'un fiato sotto l'ombrellone o nei tragitti quotidiani in metropolitana. La scrittura scorrevolissima è  curata e piacevole, dunque prende e quasi costringe a un coinvolgimento totale.
Detto questo, mi pare che qualitativamente non ci siano gli elementi che facciano gridare al capolavoro e soprattutto che giustifichino la definizione di "scrittrice epocale" che la Ferrante si è guadagnata presso i cugini del nuovo continente. Non è il numero di vendite che fa il capolavoro.
Che poi  il libro abbia le carte giuste per guadagnarsi "Lo Strega" è altro discorso.
In piena coscienza,  vi sfido a fornire l'elenco dei romanzi che hanno vinto il premio nell'ultima decade.
Impresa difficile. E' da tempo che la letteratura, quella grande,  passa raramente  per i premi letterari e forse, salvo poche eccezioni, quel tempo non c'è stato mai.
In conclusione, a me piace applicare alla lettura il dogma che mi ha ispirato nell'educazione della prole: " quello che non strozza, ingrassa".
Sono sopravvissuta, e come me sono certa anche voi, alla lettura di grandi porcherie fatte passare per arte. Non sarà certo Elena Ferrante ad ammazzarci, tutt'altro.
Leggetela dunque, a prescindere dai giudizi altrui, con lo spirito con cui si apre ogni nuovo libro: per il puro gusto della scoperta.

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