UMORE NON UPDATATO

Si era svegliata incazzata nera.
Sì, lo ammetteva: a volte le capitava di scendere dal letto con il piede sbagliato senza una ragione. Aveva sbrigato le faccende che i robot domestici non riuscivano a compiere –maledetta tecnologia che ancora non trovava il modo di far rifare i letti alle macchine- e ora era in ritardo.
Si guardò allo specchio pensando già a cosa tirare fuori dall’armadio. Considerando la ritenzione idrica che la gonfiava almeno di un chiletto e l’accenno di pancia per la quale accusava i fottuttissimi sbalzi ormonali che non accennavano a lasciarla in pace, escluse i jeans stretti. Aveva comprato i pantaloni neri “a palazzo” di una taglia in più per una questione di moda. Andavano così – le suggerì la commessa all’acquisto- morbidi, a simulare una gonna. Temeva però che a lungo andare si sarebbero rivelati un’arma a doppio taglio: piano piano e senza ritegno nella 44 si stava allargando troppo ; eppure prometteva ogni giorno di stare attenta con il cibo.
Infilò la testa sotto il casco per riportare i capelli in piega e appoggiò contemporaneamente il viso alla macchina del trucco. Necessitava di un make-up più accurato, che le attenuasse le borse sotto agli occhi e le facesse recuperare esteriormente un’espressione serena. Calcolò che l’operazione avrebbe richiesto più tempo del solito. Aveva impostato, infatti, “il programma strong” invece del solito “standard”. La soluzione era recuperare la manciata di minuti che il ciclo lungo si stava mangiando rinunciando ad “updatare” i file dell’umore nella scheda “carattere e stile”. Si sarebbe tenuta l’incazzatura e ciccia. Una fatica in più tra cui destreggiarsi, oltre ai grattacapi del lavoro e alle beghe con i colleghi. Era consapevole della difficoltà. Le sarebbe costato l’intera scorta di ottimismo, ma ci avrebbe pensato domani alla ricarica. Sarebbe comunque dovuta passare all’ambulatorio di “manutenzione clinica” per far risistemare alcune App. E poi, dopo tutto “l’uomo di internet”, progenitore della specie cibernetica evoluta a cui lei apparteneva, aveva gestito per millenni in prima persona i moti dell’animo, quando non erano stati ancora inventati i software di oggi per potenziare il cervello . Vero: aveva mandato l’universo a scatafascio, ma gli ci erano voluti duemila e rotti anni. Per una volta sola che lei si arrangiava alla vecchia maniera quanti danni avrebbe potuto mai fare? Uscì di casa di corsa, lanciando alla porta il comando di chiusura già “cinturata” nel vettore di trasporto. Il percorso era impostato vocalmente. Avrebbe utilizzato il tempo dello spostamento per allenarsi al buon umore d’ordinanza. Urca! Mantenere il sorriso era difficile. Assai più del previsto. Non immaginava che la monotonia del paesaggio potesse influire tanto sul morale. Provò uno dei vecchi espedienti di cui si leggeva nei manuali di sopravvivenza, consigliati in caso di “failure” del sistema: accese la radio. Rimase in ascolto per più di mezz’ora. Disperata ordinò al computer di chiudere lo streaming e visualizzare uno specchio. Il trucco del viso era compromesso. La sua faccia riproduceva con impressionante precisione il “down” del cervello. Cavolo! Aveva letto della depressione nei libri di storia. Ne stava sicuramente sperimentando un episodio. L’avevano abbattuta le notizie sulle infiltrazioni mafiose di un comune della provincia di Napoli. Si era immalinconita per le polemiche circa la commemorazione di un celebre cantante scomparso l’anno precedente. Le avevano procuravano un crescente malessere i racconti delle donne molestate sessualmente in varie piazze europee durante i festeggiamenti del capodanno. Il crollo delle borse cinesi poi era stato un colpo di grazia. Sarebbe entrata in ufficio inquieta, demoralizzata, spossata. Mai più. Mai più -giurò solennemente a se stessa- avrebbe in futuro rinunciato all’umore per la faccia.


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