Fringe ( terza parte: la partenza)


 Sarebbe andata sotto la Fringe per osservarla da vicino. Optò quindi per calzature comode e soprattutto solide: gli anfibi erano perfetti. Non li utilizzava da un bel po' e ripescarli dal fondo della scarpiera non fu affare da poco. Si infilò di nuovo in cucina per ingurgitare il caffè. Non poteva attendere che si freddasse. Ne fece un'unica sorsata che le lasciò naturalmente la lingua ustionata, come ai tempi del liceo quando era sempre in ritardo e con la bocca bruciata al punto da non riuscire ad assaporare il cibo. Prese una bottiglia d'acqua, racimolò qualcosa da mangiare, un pacco di biscotti, dei cracker, le due mele rimaste nella cesta e tutto il cespo di banane, si spostò infine nell'ingresso per completare la vestizione. Giubbino impermeabile pesante e guanti, nel caso in cui avesse dovuto proteggersi le mani. Sostituì la borsa con un più pratico zaino e riempì il portafogli con tutto il contanti che aveva in casa. Con un piede già sul pianerottolo, le chiavi dell'auto strette in mano, ebbe un ripensamento e ritornò sui suoi passi a recuperare qualcosa che fungesse da arma o quantomeno da oggetto contundente. Rinunciò subito al proposito di prendere un coltello, magari di quelli grossi da cucina: maneggiarlo o semplicemente portarselo dietro avrebbe richiesto uno sforzo d'attenzione che in quella situazione non poteva certo permettersi. Oltrepassò la cucina e si diresse verso il mobile degli attrezzi sul balcone: una pinza, un martello e un cacciavite erano la scelta più opportuna. Li afferrò tutti e tre buttandoli nel sacchetto che si rimise in spalla. Quasi in apnea chiuse la porta di casa dietro di sé, scese le scale evitando di proposito l'ascensore e si precipitò verso l’auto nel cui sedile infine sprofondò. Fu solo nell'istante prima di mettere in moto che ricominciò veramente a pensare. Fino a quel momento era stata tutto istinto e meccanica. La sequenza di gesti compiuti erano il frutto di una strategia messa a punto per casi di necessità e catastrofi naturali ripassata mentalmente mille volte. Ora che doveva improvvisare, che non aveva uno schema pianificato a cui attenersi, era ad un punto morto. Le possibilità erano due: o prendere la tangenziale facendosi guidare verso la zona vesuviana dalla segnaletica o percorrere tutta via Marina puntando direttamente il Vesuvio e procedendo a vista di paese in paese.    


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