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Visualizzazione dei post da Novembre, 2016

"Quando la storia finisce" di Alessandro Piperno

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   "Dove la storia finisce" di Alessandro Piperno , edizioni Mondadori è il consiglio di lettura di oggi. La difficoltà a parlarne sta nel fatto che, essendo il romanzo di un equilibrio esemplare, di una bellezza sobria, di un'eleganza asciutta, non vorrei che troppe parole e/o eccessivamente enfatiche gli rendessero un cattivo servigio. Non è mia intenzione, infatti, complicare una storia e una scrittura che hanno nella semplicità il proprio punto di forza e di pregio,  "sovrastrutturandole" inutilmente -per il piacere narcisistico del commentatore  logorroico -  con giudizi sovrabbondanti.  Mi rendo conto, tuttavia, che anche la laconicità ha i suoi rischi, quindi converà aggiungere qualche ulteriore indizio al generico:-" Leggetelo!" per essere più incisiva nell'invito alla lettura. Protagonista del romanzo è  Matteo Zevi , che, dopo la morte dell'usuraio al quale deve dei soldi, può finalmente  tornare a Roma,  lasciando il suoi

"La paranza dei bambini" di Roberto Saviano

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Ho concluso la lettura del nuovo libro di Saviano " La paranza dei bambini" , edito da Feltrinelli , da qualche giorno. Contravvenendo alla consuetudine di chiacchierarne a caldo, ho preferito lasciare decantare le mie impressioni per un po'. Scriverne è, infatti, impresa ardimentosa, come spesso  risulta il manifestare le proprie opinioni su cose venute al mondo già con fama di leggenda. Sempre rischioso fare le pulci ad un libro predestinato ad essere  best seller . Perfino audace , sotto certi aspetti,  la scelta di commentare il romanzo di un autore percepito dal pubblico  più che come scrittore  come personaggio, divo amato o odiato tout court , e che per tanto induce  sostenitori e  detrattori a guardarsi con reciproca acrimonia. Come procedere allora per dissipare dubbi di malafede e scongiurare accuse di malevolenza? Affidarsi alla solita premessa: 1) che il mio non sarà mai uno "sconsiglio di lettura", poichè, in ogni caso e con ostinazione, c

" Scherzetto" di Domenico Starnone

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Nel mese di ottobre, mentre fuori rinfocolava la discussione sulla identità di Elena Ferrante a causa dell’inchiesta di Claudio Gatti per il “Sole 24 ore”, Domenico Starnone (del quale si era indagato anche il conto corrente bancario)   “usciva in libreria” con   lo “Scherzetto” (titolo quasi maliziosamente allusivo), Einaudi editore. Starnone, che ha all’attivo un Premio Strega, vinto con “Via Gemito” nel 2001, è uno dei migliori scrittori italiani contemporanei e con questo libro conferma l’ottima reputazione di cui gode. Il soggetto del romanzo è semplice: un nonno ormai anziano, artista di una certa fama da decenni trapiantato a Milano, nonostante sia convalescente da una recente malattia, è richiamato dalla figlia a Napoli, luogo natale, per badare al nipotino di pochi anni   durante l’assenza di entrambe i genitori, costretti fuori città da un impegno di lavoro. Tra le pareti della vecchia casa d’infanzia, ereditata dalla figlia, Daniele Mallarico, il protagonista della

" Lo schiavista" di Paul Beatty"

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       Premessa: Talvolta, come ebbe a dire Flaiano, “ la linea più breve tra due punti è l'arabesco”. E’ questo uno di quei casi, laddove, prima di giungere al consiglio di non lasciarsi scappare un libro molto, molto piacevole, ho ritenuto importante aprire una parentesi sulla letteratura afroamericana. L’esito è un pezzo insolitamente lungo, che spero non scoraggi i lettori. “ The Sellout ”, dello statunitense Paul Beatty, ha vinto l’edizione 2016 del prestigioso premio letterario britannico “Man Booker Prize” . In Italia il libro, intitolato “ Lo Schiavista ”, tradotto da Silvia Castoldi, è uscito il 6 Ottobre per Fazi Editore . Amanda Foreman , presidente di giuria, a proposito dei sei candidati alla vittoria aveva dichiarato che essi riflettono “ ciò che è centrale nel romanzo moderno – la sua capacità di difendere ciò che non è convenzionale, di esplorare l’ignoto e di affrontare tematiche spinose ”. Ho considerato tali parole come un suggerimento circa gli e

Il pacco di farina e la nonna

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Ogni volta che compro un pacco di farina sorrido pensando a mia nonna. Era una donna semplice come il nome che portava: Anna. Cresciuta durante i duri anni della seconda guerra, quando la vita offriva alle persone pochissime alternative e divenuta madre nel dopoguerra, tempo in cui valevano unicamente le necessità , lei  tradusse entrambi, i bisogni e la mancanza di scelte , in certezze; non saprei dire se per un eccesso di ingenuità o di scaltrezza. La nonna non conosceva sicuramente Amleto e se gliene avessero parlato avrebbe sorriso dell’interrogativo che egli si poneva, non comprendendone soprattutto la ragione. Piuttosto avrebbe risposto, con risolutezza, che tra essere o non essere si era obbligati unicamente e con tutta evidenza ad essere! Non ha mai avuto dubbi sulla condotta da tenere in ogni contingenza e questo valeva per i sentimenti da provare come per le azioni da compiere.  Ad esempio, se il tempo era incerto, mia nonna assolutamente non lo era sulla necessità di