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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2016

Fringe ( 4 parte " esitazioni")

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Perché cavolo non aveva imparato a guidare appena compiuti i diciotto anni, nell' ultima estate che aveva trascorso in famiglia, prima del trasferimento in Inghilterra? Muoversi a piedi per la città, anche se ne conosci ogni angolo come le tue tasche, non è la stessa cosa che girarci in auto. Lo avesse fatto, ora non avrebbe difficoltà a destreggiarsi oltre i confini del suo quartiere. Il fatto è che non le piaceva proprio la macchina e quella improvvisa recriminazione- se ne rendeva conto perfettamente- per quanto dettata dalla circostanza, rimaneva fuori luogo e in ogni caso non realmente sentita. Era patentata ormai da dieci anni. Ne aveva macinati di chilometri nelle sconfinate campagne inglesi intorno al campus dove aveva conseguito il  Bachelor , eppure sedersi al posto di guida era sempre una resa all'impossibilità di fare altrimenti. Per quanto si profilasse come una scarpinata il tragitto verso una qualsiasi destinazione, era sempre più allettante della pr

Fringe ( terza parte: la partenza)

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 Sarebbe andata sotto la Fringe per osservarla da vicino. Optò quindi per calzature comode e soprattutto solide: gli anfibi erano perfetti. Non li utilizzava da un bel po' e ripescarli dal fondo della scarpiera non fu affare da poco. Si infilò di nuovo in cucina per ingurgitare il caffè. Non poteva attendere che si freddasse. Ne fece un'unica sorsata che le lasciò naturalmente la lingua ustionata, come ai tempi del liceo quando era sempre in ritardo e con la bocca bruciata al punto da non riuscire ad assaporare il cibo. Prese una bottiglia d'acqua, racimolò qualcosa da mangiare, un pacco di biscotti, dei cracker, le due mele rimaste nella cesta e tutto il cespo di banane, si spostò infine nell'ingresso per completare la vestizione. Giubbino impermeabile pesante e guanti, nel caso in cui avesse dovuto proteggersi le mani. Sostituì la borsa con un più pratico zaino e riempì il portafogli con tutto il contanti che aveva in casa. Con un piede già sul pianerottolo, le ch

Fringe ( seconda parte: getting ready)

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Fringe: orlo, bordo, margine. Mentre si dirigeva verso il bagno cercò di tradurre la parola in italiano, ma nessuno dei vocaboli che le erano balzati alla mente coglievano l’essenza del fenomeno in atto su Napoli. Quello alle spalle del Vesuvio, in alto a sinistra, ad occhio e croce proprio sul mare, era un enorme buco, un  vero e proprio squarcio nel cielo oltre il quale si intravedeva lo sprazzo di un paesaggio ignoto. La mente lavorava febbrilmente riordinando i pensieri: scartate le ipotesi apocalittiche del tutto inverosimili tentava di recuperare dal fondo della memoria rudimenti di geografia astronomica appresi al liceo. Le speranze erano flebili. Aveva odiato la materia con tutte le sue forze. Niente di più probabile, dunque, che passati gli esami avesse cancellato l’intero file delle nozioni ad essa relativi. Non solo il cervello era nel caos. In verità anche le viscere erano in subbuglio. L’ansia, l’eccitazione nonché la paura in certe situazioni -si sa- sollecitano i mot

Fringe ( 1° parte il risveglio)

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La sveglia non aveva fatto in tempo a suonare che con il consueto gesto, ormai del tutto automatico, lei l'anticipò e la spense. Ancora ad occhi chiusi si mise a sedere sulla sponda del letto e cercò con i piedi la consistenza nota delle pantofole. Il minimo dettaglio sbagliato nel rituale del risveglio comprometteva la giornata. Dettaglio sbagliato era, ad esempio, posare il piede sul marmo fredd o lisciando la ciabatta. Cercando di non fare rumore tirò su la serranda puntando gli occhi verso il Vesuvio in cerca dell'alba. Non tutte le aurore sono uguali. Le migliori sono quelle che preludono o seguono alla pioggia, ormai l'aveva imparato. I giorni sereni nascono nell'anonimato di cieli comparsi già luminosi al punto giusto, come le foto che, non volendo sprecarci del tempo, rimetti all' autocorrezione del Photoshop. Eccolo il vulcano dominatore. Urca che spettacolo: lo scenario era apocalittico. Lo spazio intorno sembrava andasse a fuoco. Prese la macchinetta fo

"Sfida tra mamme"

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Non conosco l’universo maschile, e ignoro le leggi che ne regolano il funzionamento. Al contrario ho una precisa idea dei moti rotatori, rivoluzionari e oscillatori che interessano il pianeta donna. Sarò dura, forse addirittura spietata, quindi vale la pena cominciare subito, sparandola grossa: per una donna non c’è nemica peggiore di un individuo del suo stesso sesso. Noi donne siamo spavalde, bugiarde, presuntuose. Sparliamo, pontifichiamo, giudichiamo e soprattutto giochiamo sempre al rialzo. In ogni cosa che facciamo traiamo impulso da un unico imperativo: “Se non puoi essere come loro, allora sii superiore”. Una donna in carriera, ad esempio, riesce a schiacciare, sminuire e mortificarne un’altra che ha scelto di essere casalinga sicuramente meglio di quanto faccia un uomo. Ma tralasciamo l’argomento delle scelte esistenziali e concentriamoci sui temi della gravidanza e della maternità. Gli uomini per secoli ci hanno venduto la famosa teoria “dell’invidia del pene”

Supervuoman!

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"Giuro ogni volta che sarà l'ultima e poi ci ricasco sempre. Adesso però sono agli sgoccioli, nun me ne firo proprio più. Io vulesse sapè chi me lo fa fare a me, alla mia età, di vivere con questa ostinazione. Svegliati ogni mattina all'alba, con il caldo torrido o con il gelo. Recupera al buio gli abiti appallottolati sulla sedia -sennò chi lo sente a mio marito, se accendo la luce- e portali di soppiatto in cucina. Butta giù quel caffè bollentissimo, che ti ustiona puntualmente la lingua. E poi truccati di tutto punto, ogni santo giorno! Il fondotinta, la matita nera intorno agli occhi, il mascara, l'ombretto, il phard e per finire il rossetto, rosso ovviamente, manco dovessi andare ogni volta alla prima del S. Carlo. Pure quelle benedettissime quattro pezze che mi devo mettere addosso. E che miseria, come se gli anni non fossero passati nel frattempo. Quando la sarta me le cucì, ero taglia 40. Quaranta, capite?. Roba che per farmele entrare ora,

John Fante

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Ho cominciato al leggere “ serialmente ” a sette anni con “La piccola Dorrit” e “I ragazzi della via Pall ”, entrambi acclusi alle scatole di caramelle che i parenti mi regalarono durante la convalescenza dall’operazione alle tonsille. Da allora non ho più smesso. Dopo i due libri citati e fatta eccezione per pochi “best sellers” imprescindibili, ho letto per volontà degli insegnanti, fino alla fine del liceo, prevalentemente autori italiani. Sono grata- intendiamoci- al Prof. di Italiano per tutto il “Pirandello” a cui ci ha obbligato, come per Verga, Fenoglio o Cassola, e anche il Calvino del “Sentiero dei nidi di ragno”, lontanissimo da quello che avrei amato dopo. I tempi e la scuola erano diversi, allora. Credo che non fosse consono per un insegnante di Lingua e letteratura italiana tentare sconfinamenti in altre letterature, al di fuori di quelli strettamente necessari a contestualizzare gli autori nostrani.  Gli scrittori americani perciò li ho scoperti tardi, da sol

Chiuso per feedback

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Oggi il blog resterà chiuso. Dopo gli assidui aggiornamenti delle settimane corse ho bisogno di una pausa di riflessione. Non so cosa avessi in mente quando ho deciso di mettermi in gioco "uscendo" dal cassetto le mie cose e buttandole in rete.  Molti dei miei amici di Fb mi hanno letto e mi hanno dimostrato il loro affetto.: li ringrazio per questo. Dice che la vita media di un blog è di tre mesi, passati i quali si spengono euforia e impegno e si smantella tutto. Non ho ancora deciso sul futuro. Per adesso dirotto sulla  " Alternativa episodica del poeta", come Grace Paley "Stavo per scrivere una poesia invece ho fatto una torta ci è voluto più o meno lo stesso tempo chiaro la torta era una stesura definitiva una poesia avrebbe avuto un po' di strada da fare giorni e settimane e parecchi fogli stropicciati la torta aveva già una sua piccola platea ciarlante che ruzzolava tra camioncini e un'autopompa sul pavimento della cucina quest

Foto-inganno

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La foto che vedete sopra è l'ultima copertina del  settimanale polacco " wSieci "  ( La rete) . Ritrae l'Europa -la giovane donna che indossa la bandiera azzurra ne è, con tutta evidenza, una rappresentazione- violata dall'assalto di uomini troppo scuri e villosi per essere cittadini comunitari. Le fascette pubblicitarie  alle edicole  anticipano  che la rivista approfondirà temi su cui  gli altri media e Bruxelles sono colpevolmente  reticenti. L'autrice del pezzo di copertina,  Aleksandra Rybinska , sostiene che le questioni immigratorie siano " il risultato di uno scontro  di civiltà i nevitabile  tra l'Islam e il Cristianesimo "   e che, " mentre i musulmani stanno promuovendo attivamente questa guerra, gli europei contribuiscono alla propria rovina ignorando gli impatti negativi del multiculturalismo" . Cita a tal proposito   Arnold Toynbee , secondo il quale  le “Civilizzazioni muoiono per suicidio piuttosto che vittime di un a

E neve sia

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Prima neve. Quando la tua prima neve viene giù copiosa e abiti su una statale lontano dal paese ed è il primo di Gennaio e viene a mancare l’energia elettrica, quindi i   termosifoni e poi anche l’acqua, e resti bloccata all'interno del comprensorio in cui vivi perché   il cancello elettronico si è inceppato, ti affacci in dispensa e poi nel frigo per fare un inventario delle provviste e calcolare i giorni di autonomia che ti restano prima di rischiare la morte per fame. Nel mentre la terra fuori si fa bianca e il cielo   sempre più scuro. Ma hai poco più di vent'anni, sei sposata da meno di uno e stai con la persona che ami esattamente dove vorresti e ti ripeti che “fa ‘culo quanto freddo sia e per quanto ancora le previsioni diano brutto” . E’ la prima volta che la vedi, la neve, e non puoi non gioire, anche se ti rammarichi di aver comprato poche arance, perché temi che ne rimarrai senza, e tu adori le arance. Seconda neve. Eccoli di nuovo i fiocchi. Questa è la sec

Book Challenge all'italiana

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Cosa sarà mai questa “Book Challenge” di cui si vocifera ultimamente ? E’ un “gioco” sui libri. Una sfida, importata dall’America, con cui i ragazzi - a dir la verità- si trastullano già da tempo sulle bacheche FB.   Consiste nel leggere, entro un determinato periodo, un certo numero di libri di generi diversi secondo le precise indicazioni contenute in una lista: si va dal libro vincitore di un premio nazionale, a uno pubblicato da una casa editrice indipendente, a quello per young adults , e via dicendo. In genere non si vince niente, se non la soddisfazione di battere sul tempo, nello spuntare i titoli dell’elenco, gli altri partecipanti. E’ venuto in mente al titolare della Libreria Volante di Lecco di prendere in prestito l’idea e di coinvolgere altri librai indipendenti. Si è istituzionalizzato così il concorso a livello nazionale, stabilendo un montepremi in libri per il lettore che per primo riuscirà a riempire la tessera fedeltà (da ritirare presso una qualunque delle

Cronache dall'emigrazione

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Chi di voi si ricorda di quando, a bordo delle fiammanti "proletarissime” utilitarie, le famiglie italiane tentavano i primi viaggi di piacere attraverso il bel paese? Rammenterete pure le allegre strombazzate che si scambiavano gli automobilisti con la targa della stessa città incrociandosi in autostrada. Tanto più si era lontani da casa tanto più lunga e festosa era la suonata di clacson. Un segno di riconoscimento, una manifestazione di reciproca appartenenza, un momento di agnizione potente, da commedia all'italiana. Molti anni dopo, quando ci eravamo tutti -da nord a sud- sprovincializzati e di fenomeni del genere sulle autostrade se n' era persa la memoria, mio marito e io prendemmo a viaggiare -non propriamente per piacere- fuori dall'Italia. Cominciammo allora a collezionare una serie di incontri  negli angoli più disparati della terra che avevano, in un certo qual modo, il medesimo sapore delle antiche strombazzate. Si trattava di anziani emigranti

Porci con l'aureola

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Quella volta lì che mi successe questa cosa mi tornarono in mente le raccomandazioni che mamma mi faceva da bambina e che io subivo rancorosa con fastidio. Non perché mi mettessero a disagio –mi ero guadagnata, precocissima, la qualifica di senza pudore- piuttosto perché mi costringevano a pensare male di lei. Tutta quella diffidenza verso il genere maschile mi sembrava eccessiva e non le si addiceva. Mamma è sempre disponibile verso il prossimo e ci ha catechizzato alla bontà come valore assoluto. L’immagine di persona caritatevole che avevo di lei strideva, dunque, con l’altra di malpensante che veniva fuori in quei frangenti.  Non potevo  certo immaginare  che  avrei riempito a mia volta  la testa  delle mie figlie di avvertimenti simili.  Gli inglesi, lo avrei imparato anni dopo, le chiamano “le regole del no” e le insegnano fin dall'asilo.  “Non restare sola con un adulto a meno che non ci sia una autorizzazione a tal proposto della mamma”.  “Non nascondere alla mam

THE END OF THE TOUR

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Alla fine ci sono riuscita. Ho vinto uno dei miei ultimi tabù in materia di cose da fare da soli: l’andata al cinema. Ci voleva un’esca appetitosa per indurmi all’estremo gesto e il film che usciva ieri,  “The end of the tour” di James Ponsoldt, dedicato a David Foster Wallace, cavolo se lo è. Lo dico subito, a mo’ di premessa, per fugare ogni possibilità di fraintendimento. Sono andata al cinema con l’animo di una “ directioner ”: tutta emozione e poca assennatezza.  Il cervello l’ho lasciato apposta a casa, portandomi dietro solo “la pancia”, mettendo in conto di versare anche qualche lacrima. David F. Wallace è uno di quegli autori che –diciamolo francamente- o sono respingenti o sono totalizzanti: o lo si ama o lo si odia, non esistendo per lui la possibilità di una tiepida accoglienza. Se uno affronta l’esorbitante numero di pagine dei suoi capolavori, portando a termine l’impresa, non può che entrare nel circolo degli estimatori. Ho dato per scontato che sappiate di chi p

PERCHE' SANREMO E' SANREMO

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Adoro i riti. Un piacere che –confesso- ho scoperto recentemente. Da qualche anno –per dire- apprezzo anche la messa. C’è qualcosa che mi rassicura nelle liturgie. Sarà l’assimilazione. Mi fanno sentire come quel “ colore che si espande e si adagia negli altri colori ” e poco importa se in fondo sono “ più solo se lo guardi ”.  Sanremo, da quando  c’è la possibilità di viverlo  collettivamente attraverso il virtuale, è entrato a far parte dei rituali a cui non riesco a rinunciare. Mi sistemo sulla poltrona con la mia brava tastiera sotto mano, metto da parte scetticismi e sovrastrutture, e piano piano assaporo le portate.  Cambiano i conduttori, le vallette, gli ospiti, le comparse e i cantanti, ma il canovaccio nella sostanza è sempre rispettato. Chi stona, chi tradisce le aspettative, chi si impone per il look, chi stupisce impressionando nel bene, e chi lo fa nel male. Sanremo è il mio annuale bagno nel popolare, categoria con la quale ho in genere un pessimo rapporto.  I

Non ci sono le mezze infanzie di una volta.

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Ah, l’infanzia. Un periodo non facile per nessuno. Figurarsi per chi, come la sottoscritta, venendo da un quartiere periferico della più grande città del sud, si è trovata  giovanissima e in terra straniera  a dipanare l’intricata matassa di quella altrui. Capitoli di aneddoti degni di una piccola Odissea: e si, perché si è trattato, in fondo, di un lungo periplo, sebbene metaforico, intorno ai precetti vigenti a tal riguardo nella penisola  natia. Naturalmente protagoniste le mie due creature che hanno, loro malgrado, patito la mia inesperienza. Perché, vedete, non è una passeggiata allevare i figli, per chi è lontana dal nucleo matriarcale avito, mediando tra la cultura della terra di origine e quella dell’altro paese che ti accoglie. Me ne sono dovuta inventare molte, in sempiterna diretta telefonica  con mia madre, terrorizzata che da un momento all’altro le ammazzassi le nipoti. La prima volta che ho portato la maggiore dal pediatra, ad esempio, il britannico esemplare  più c

Don’t think pink, it's not right.

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Ricordate quanto fosse  simbolica    e al tempo stesso  mortificante  l’evoluzione del colore nei grembiuli scolastici delle bambine? L’esordio spettava al classico quadretto rosa- tinta tipicamente femminile- gli anni di mezzo si coloravano di candido bianco – ancora fortemente allusivo-   l’epilogo segnava il passo al nero, evocativo della condizione a venire. Sarà per la costernazione a dover indossare, nel fiore della giovinezza, il colore deputato al lutto che  io  ho  sviluppato una avversione per i tentativi “di tinteggiare”   con nuance precise ciò che appartiene all’universo femminile. Se fossi una torella più che alla cappa rossa reagirei al drappo rosa. Mi piace pensare alle quote rosa come ad una medicina molto amara che va presa, data la mole di controindicazioni annesse, sotto attento controllo medico e solo in situazioni di necessità. Non a caso perciò l’ultima trovata che mi ha fatto infuriare è il “Taxi rosa” del Comune di Napoli. " Il progetto “-nat

Mistero svelato

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Le 13,45. In perfetto orario sulla tabella di marcia. L’atterraggio –ha controllato su internet prima di partire da casa- è previsto a meno 10. Farebbe carte false pur di non utilizzare il parcheggio dell’aeroporto. Tre euro e mezzo all’ora e frazioni. Roba da matti. L’ultima volta ha dovuto pagare l’intero importo anche se è stata una questione di attimi. Così ora si è inventata di partire da casa in ritardo rispetto a quanto le imporrebbe la sua ansia anticipatoria. Nel dilemma se risparmiarsi disagi psicologici o salvare qualche soldino non c’è storia: vincerà sempre la vile pecunia. Adesso c'è il pedaggio della tangenziale e infine l’ultimo tratto di strada. Al casello sceglie la fila più lunga così da ammortizzare la manciata di minuti che serviranno a lui per scendere dall’aereo, prelevare il bagaglio e portarsi nel consueto luogo d’incontro, vale a dire il marciapiede sulla sinistra dopo lo spazio riservato ai taxi; è lì che ormai si dà appuntamento tutta la città per il