martedì 16 febbraio 2016

Book Challenge all'italiana

Cosa sarà mai questa “Book Challenge” di cui si vocifera ultimamente ? E’ un “gioco” sui libri. Una sfida, importata dall’America, con cui i ragazzi - a dir la verità- si trastullano già da tempo sulle bacheche FB. 
 Consiste nel leggere, entro un determinato periodo, un certo numero di libri di generi diversi secondo le precise indicazioni contenute in una lista: si va dal libro vincitore di un premio nazionale, a uno pubblicato da una casa editrice indipendente, a quello per young adults, e via dicendo. In genere non si vince niente, se non la soddisfazione di battere sul tempo, nello spuntare i titoli dell’elenco, gli altri partecipanti.
E’ venuto in mente al titolare della Libreria Volante di Lecco di prendere in prestito l’idea e di coinvolgere altri librai indipendenti. Si è istituzionalizzato così il concorso a livello nazionale, stabilendo un montepremi in libri per il lettore che per primo riuscirà a riempire la tessera fedeltà (da ritirare presso una qualunque delle librerie aderenti in ogni parte d’Italia), comprovando l' acquisto di ben 50 testi.
La Book Challenge, nella versione casareccia che ho conosciuto grazie alle mie figlie, mi piace e molto. Il confronto, il “traffico” dei titoli, la determinazione a trovare il libro della categoria ancora mancante e la richiesta di suggerimenti, concretizzano un fermento e uno scambio culturale autentici, testimoniati  anche dai partecipati  commenti in calce alle bacheche.
Detesto le tessere dei supermercati e le raccolte a punti.
Detesto l’attesa e l’impegno da profondere per riscattare due piatti che rimarranno spaiati eternamente. Mi fanno storcere il naso anche le lotterie dove “l’unico vincitore sarà sempre lo Stato”, nonostante ci si convinca di comprare, a basso prezzo, un sogno.
La book challenge, nella versione dei librai indipendenti, mi si colloca in bilico tra la raccolta punti e la lotteria e per questo –chiedo scusa- non riesco a digerirla.
E’ l’elemento imprescindibile dell’acquisto nelle librerie consociate che mi induce alla diffidenza. Gli organizzatori sottolineano il fine divulgativo dell’iniziativa, la volontà di promuovere la lettura, incentivando l’attenzione verso generi letterari a torto trascurati. Personalmente  non riesco a levarmi di mente che si adombri su tutta l’operazione il pericolo di una sua mercificazione. Sarebbe stato forse più onesto -dunque più accettabile- dire che si vogliono spingere le vendite per rilanciare le attività indipendenti.
L'alterativa è di farcela noi lettori la sfida, alla maniera genuina dei ragazzi, senza dovere per forza comprare i libri, prestandoceli, recuperandoli dalle librerie o dalle biblioteche, anche comprandoli sulle bancarelle dell’usato. L’importante, nella lettura, non è vincere. Proprio ai librai lo si deve ricordare?



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