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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2016

E non ho retto!

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Se fossimo su Fb il seguente sarebbe “ nu’ stat’ e’ merda ”. Sono nuova nell’ambiente dei blog, e ancora poco padrona del mezzo nonché del linguaggio ad esso relativo. Credo tuttavia con buona approssimazione che in questa sede si possa definire “ nu’ post’ e’ merda ”. Nulla cambia –come è evidente- nella sostanza.  E' un discorso scivoloso. Per quanto  ci si impegni a scansarlo, sovente accade a tutti gli esseri metropolitani di rimanervi nostro malgrado invischiati dentro, da qui l'esigenza di farne cenno. Avrete a questo punto forse capito di cosa intenda parlare. Bravi!  Miro a una predica contro le deiezioni canine cittadine. L’argomento sdruccioloso assai mi renderà inevitabilmente impopolare tra coloro che amano gli animali e posseggono in particolare un cane. Superfluo aggiungere che non intendo demonizzare gli amici a quattro zampe, incolpevoli di agire secondo natura, bensì stigmatizzare il comportamento di certi padroni. In particolare, poi, mi rivolgo ai

SPAZZACAMINO

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Sono una persona emotiva. Sono nata così: le lacrime compaiono all'improvviso. La punta del naso diventa rossa e gli occhi mi si velano. Non posso farci nulla. Le mie figlie, che da piccole si impressionavano, ora che hanno imparato, ci scherzano su. Ogni volta che succede si avvertono complici con cenni, si sbellicano e mi fanno notare che "ho la voce craccata dal pianto". Da bambina era peggio in quanto a frequenza, ma tutto sommato meno imbarazzante. Diciamo che gli sfottò alla sottoscritta non sono un'esclusiva delle mie ragazze. A cominciare la tradizione fu mia madre, la quale sentiva evidentemente tale e tanta nostalgia delle mie lacrime, nei brevi istanti in cui non soffiavo commossa in un fazzoletto, da pungolarmi proditoriamente per indurmi al pianto. Ora come allora per piegarmi irreparabilmente -inguaribile cuore di burro- è sufficiente evocare il dolore per antonomasia: la perdita della madre.  E in quello consisteva la stoccata vincente di

LEZIONE DI DIPLOMAZIA A SCATOLE CHIUSE.

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Dei bianchi cartoni, animati dalla volontà di preservare la sensibilità di Rohani , materializzatisi  autonomamente  sulle patrie sculture marmoree - ignoto restandone il “mandante"- si è detto tutto.  Come scriveva Gabriel Tarde “una penna è sufficiente ad azionare milioni di lingue” e infatti, non appena le immagini dell’"evento in scatola”, di cui deteniamo il copyright, hanno cominciato a circolare , si sono aperte le danze. Messi a posto i pacchi, non può dirsi del tutto archiviata la faccenda. Di ieri  l’ultima appendice. A tarda ora sulla pagina FB di Avvenire compare una immagine con due foto relative all’incontro in Vaticano: in alto quella “fake”, che ha girato tutto il giorno in rete, in basso quella originale. Accanto il seguente monito: “ Attenzione: Su Facebook da qualche ora viene condivisa una foto di Papa Francesco assieme al presidente iraniano Hassan Rohani. Dietro di loro è stato inserito il quadro "Les trois graces" di Rubens" (con

LE AZIONI FEMMINE

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“ Ma Maria Teresa è poliziotto, anzi poliziotta e chissà se qualcuno si renderà conto del suo gesto realmente rivoluzionario. Poteva farlo anche un uomo. Forse. Forse è questa l'occasione di comprendere che l 'espressione di alcune qualità del femminile, di concerto con altre altrettanto valide del maschile, producono contesti migliori, meno conflittuali” . Questa la chiosa del commento sulla pagina fb de “Il corpo delle donne” dei fatti di ieri a Genova. Cosa è accaduto nella città ligure lo riassumiamo in breve: Gli operai dell’Ilva, dopo 4 giorni di sciopero e occupazione degli impianti, hanno vinto la battaglia sindacale. La poliziotta che fronteggiava, insieme ai colleghi, i manifestanti, si è tolta il casco e ha stretto la mano alla -definiamola così- controparte. Le parole riportate sopra mi hanno stupito. Le ho rilette varie volte e ancora, mentre scrivo, le riguardo cercando di capirne il senso. Sono d’accordo con chi sostiene che i femminismi abbiano tant

GITA AL NUOVO SOCIAL !

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Ragazzi miei l’ho fatto. Dopo anni di esilio dorato mi sono imposta di uscire per qualche ora da Fb. Sono andata in gita  su un altro social media. Naturalmente non ho scelto a caso. Memore della pubblicità che tempo addietro dissuadeva dal “fai da te” prima ho spulciato ben bene il web. Desiderosa di esplorare luoghi esotici e incontaminati ho subito escluso gli spazi con formula all inclusive. Volevo un prodotto di nicchia, una roba di qualità. Gira che ti rigira, ecco individuato il mio obiettivo.  Gli indici da cui riconoscere quello giusto, inequivocabili. Grafica minimal come da ultime tendenze. Colore predominante verde: abbiamo capito ormai che il rosso ha fatto il suo tempo. Regole e sistemi di condivisione complicatissimi.  Nonostante i miei ormai “anta” anni e il fatto che vesta da tempo una maschera di sfrontatezza, resto deep inside una timida. Mi porto appresso, indelebile impronta genetica, lo scuòrno   dei nati “popolani”. L’ insicurezza che diventa titubanza

'A CAP' 'E NAPULE"

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Durante una visita a Palazzo San Giacomo, di quelle organizzate dal Comune per avvicinare –credo- i cittadini alle istituzioni, ho fatto conoscenza con una persona speciale, volto tra i più antichi della mia città.  Mi riferisco alla “Cap’ e’ Napule” nota pure con il titolo di “Marianna” . Pare sia popolare assai eppure,  prima del nostro fortuito faccia a faccia,  io non avevo sentito parlarne e non l’avevo  incontrata mai . Sta sulla scalinata che porta ai piani superiori dell’edificio oggi sede del Comune. Utilizzare un’espressone più consona per descriverne  la collocazione –troneggia, ad esempio- non è possibile, dacché l’averla inserita nello spazio cavo della finestra, nel mezzo del ballatoio della scala biforcuta del primo piano, non giova propriamente a conferirle la maestosità che probabilmente si cercava. La nicchia che le si apre alle spalle, nonostante quella finestra  male imbiancata sovrastante, la pone  infatti in ombra,  tanto da farne  l‘umile  “ guardaporte

Viva la cultura, abbasso la censura sempre!

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“Huston abbiamo il solito problema!” «Basta sempre e solo cose di sinistra. Basta sempre gli stessi intellettuali e scrittori del gruppo Espresso. Ogni sindaco ha la sua linea, è giusto che abbia il proprio programma culturale». Con questo proclama il primo cittadino di Padova Massimo Bitonci (leghista) cancella il “Festival delle parole” -manifestazione ospitata in città da un paio d’anni con buoni risultati tanto per partecipazione di pubblico che  per guadagni- e annuncia la creazione di un nuovo evento, sotto la direzione di Vittorio Sgarbi. La decisione, con sapore  di rappresaglia, pare sia dovuta al diniego dell’organizzatrice Bruna Coscia di sostituire gli intellettuali già inseriti  nel calendario della manifestazione con altri  suggeriti dal sindaco. La lista di proscrizione è lunga: tra gli altri Augias, Lella Costa, Paolo Di Paolo, Ezio Mauro, Sergio Staino. Il Veneto si conferma, così, regione nefasta per la cultura. Nello stesso mese del 2011, intorno alla med

QUANDO LA SCIMMIA DA PROBLEMI

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Spiegava un vero schifo, ma mi faceva capire tutto alla perfezione. Le bastava uno sguardo, un gesto, un riferimento e tutto  nella mia mente  andava a posto. Così mi ha insegnato a leggere, a far di conto, a lavorare con i ferri e   con l' uncinetto. A cucinare, perfino.  Solo una volta il suo sistema ha fallito. In prima elementare.  Ho sempre avuto una pessima memoria . Spesso mi capitava che a casa non ricordassi le spiegazioni della maestra. Con il senno di poi  sono propensa a credere che  non fosse tanto un problema di poca memoria   quanto di troppa fantasia. Era lei la colpevole, la mia fervida immaginazione che  mi trascinava via dall'aula  nel mezzo delle spiegazioni.  Di quelle escursioni  in posti fantastici,  al ritorno degli  occhi sulla lavagna, non  mi restavano che i tanto odiosi buchi neri  tra parole della mia insegnante. Mi toccava chiedere aiuto a mamma, poi, per completare i compiti a casa. Il pomeriggio delle "sci" è stato il più odioso dell

L'ALTRA META' DEI BULLI

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Io spero di resistere. Quante giornate di scuola sono lunghi tre anni?  Più o meno 630. Basterà sopportare per 630 giorni. Ce la posso fare. Domani per fortuna è venerdì, il che significa un intero weekend di tregua. Domenica andremo a messa e poi –volente o nolente- dai nonni, in campagna. Ci saranno anche i cugini; dei veri scalmanati ma almeno due tiri in porta e una corsa in bicicletta sono garantiti. Probabilmente finirà come al solito in una grossa lite. Vabbè, in queste condizioni tutto fa brodo. Le zuffe certe volte possono essere divertenti. In ogni caso tornerà utile per sfogare un po’ di rabbia. Oggi va peggio del solito. L’umore è proprio sotto ai piedi. Niente. Non scappa un sorriso. Eppure ci sto provando a cavarne fuori uno. Resistere. Devo resistere. Continuerò a muovermi per la cucina facendo finta di niente e intanto butto un occhio. Chissà a cosa sta pensando. Il fine settimana passerà in fretta e lunedì ricomincia l’incubo: scommetto che si arrovella su quell

L'AMICA GENIALE DI ELENA FERRANTE

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Finalmente ho avuto l'incontro, a lungo procrastinato, con il fantasma di Elena Ferrante e la sua "geniale" amica. Un collezionista che si rispetti -perché un lettore è innanzitutto un collezionista - non resiste a lungo al richiamo del pezzo mancante. Molte le considerazioni che mi vengono sulla punta della tastiera. La prima, banale -ve lo concedo-  è che di due amiche, di cui una geniale, ce ne sono molte in letteratura. A me ad esempio era piaciuto molto " R agazze di campagna" di Edna O' Brien,  anche questo primo capitolo di un trilogia ormai  datata, siamo nel 1960, nella quale si narrano per l'appunto le vicende di due fanciulle di provincia molto vicine per spirito ed intraprendenza  alle protagoniste del libro della Ferrante. La seconda è che la storia de " l' Amica Geniale" è di quelle che prende, senza dubbi. Naturale che agli americani, ai quali va il merito di aver scoperto la nostra autrice ( a riconferma che nessuno è pr

"ESCILE".

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Ci sarà una buona ragione dietro l'iniziativa "Escile? " Cadete "dalle nubi" ? Non avete ancora appreso della moda, lanciata dalle studentesse milanesi della Bocconi, di invadere i social con le foto del  propri esuberanti decoltè?  Ormai da giorni, aderendo all'inconsueto appello, le universitarie italiane, da nord a sud, nonostante il freddo polare che fa battere i denti alla penisola, con entusiasmo vanno esibendo le tette. Per saperne di più sulla faccenda, per tastare il polso - non certo altro- della situazione, mi sono fatta un giro sulla pagina dell' UNINA. Il tema è  scottante. I commenti si affastellano in bacheca con un alternanza abbastanza equilibrata di  favorevoli e contrari. Università è sinonimo di serietà, dicono in sintesi primi. Anche la goliardia ci sta, replicano i secondi.  Il corpo è delle donne  e lo gestiscano in piena libertà, rilanciano i fautori.  Si  è lottato tanto per arrivare nelle università ed è

LE PAROLE MASCHIE

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"In ira e in politica veritas".  Verrebbe da parafrasare così il detto  con riguardo al caso Juncker. Se  vi state chiedendo di cosa vada blaterando sappiate che da quando al Presidente è scappato detto :- "Non ci sono problemi tra il governo italiano e la Commissione a parte un dibattito che qualche volta è condotto con parole maschie e virili" ,  è palese la necessità di aprire, a tal proposito, un caso . Ci tocca l'ennesima immersione nel fondo melmoso delle parole altrui per fare il solito  lavoro sporco: portare alla luce gli orribili resti autoptici  della correttezza linguistica.  Quanta fatica costa essere attenti e corretti nei propri discorsi e quale impegno di autocontrollo se al primo sussulto di  collera l'argine di ipocrisia verbale salta e il disappunto fa cadere nel solito stereotipo di genere? Lo immaginiamo Juncker, in tutto il suo aplomb, i nervi leggermente scossi da tanta tetraggine dell'italico interlocutore, rimestare ne

BULLI

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Fosse per me  non metterei più piede in quella scuola di m… Mamma  mi racconta di quando lei era alle medie ma non parla mai di bulli. C’erano dei prepotenti, ai suoi tempi, di quelli che facevano battute stupide e cattive sui capelli e i sederi grossi delle ragazze, e commentavano a voce alta  i  brutti   nasi  o calavano le braghe ai maschi. A volte  i “deficienti” –lei li chiama anche così- facevano quella cosa odiosa di rubare un quaderno o una penna a qualche compagno e palleggiarsele tra loro. -"Quello finito sotto, come un cretino, per un po’ provava ad intercettare le sue cose tra un lancio e l’altro ma poi finiva per implorarne la restituzione. Il segreto era non reagire: in questo modo loro perdevano interesse, non si divertivano più e ti lasciavano stare"- dice così.  Ogni volta che provo a raccontare a mamma cosa succede nella mia scuola fa quel sorriso tipo quando faccio una stupidata e lei mi dovrebbe fare una partaccia ma poi mi perdona e dice “non fa null

IL GOLFO DI NAPOLI

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Il combinato disposto di mare e golfo. E' quello che fa la differenza. Perché avere solo il pezzo di mare davanti -vedete- non è tutto. Il mare ce l'hanno in molti, non è una novità. Ma un golfo è una benedizione concessa a pochi. Egli -egli sì, perchè è creatura viva- simula un abbraccio, con il quale la terra che gli sta sopra pare rivendicare, con un gesto prepotente, la  proprietà di tutto quell'azzurro. Avete presente il giocatore di poker nei film, quando vince una ricca mano e con avidità e soddisfazione al contempo, rastrella verso di sé il frutto della sua fortuna, con entrambe le braccia ? Ecco, così. L'arco, che si protende da est ad ovest, fa sentire tutte le creature, che in quello spazio ci stanno stipate, più vicine. Non come su un lungomare in linea retta, dove non vedi chi ci sta all'inizio e chi alla fine e ti senti anche un po' solo. E poi vuoi mettere che, mentre cammini assorto nelle tue disgrazie, così all'improvviso, da quasi ogni pu

DI SUPER MAMMA CE N'E' UNA SOLA: QUELLA CHE RINUNCIA AI SUPER POTERI!

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Mi sveglio all’alba e dopo aver messo la moka sul fuoco, nell’attesa che il caffè sia pronto, accendo il computer per controllare la posta. Come al solito apro facebook e  trovo la notifica di  un messaggio da leggere. Scopro, con meraviglia, che  il mittente è mia madre,  più mattiniera di me . Apro incuriosita e l eggo il testo che recita:- “ dove sta  la s?”. Le rispondo subito con intento canzonatorio:-“ a che ti serve scusa la s? comunque è vicino alla a!”. Repentina arriva la replica, segno che lei è dall’ altra parte, in vigile attesa del mio risveglio,:- “ cretina ( e non mi offendo perché in famiglia siamo soliti coccolarci con  questo vezzeggiativo), lo so dov’è la s, altrimenti come avrei fatto a scrivertela? Volevo chiederti dove è la scritta “mi piace”, su cui devo cliccare.” Pur essendo le sette del mattino e il mio cervello ancora annebbiato, realizzo che mamma ha ripreso la conversazione dal punto esatto in cui si era interrotta ieri sera. Le stavo spie

FORZA NAPOLI, AMICI!

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La vita è tutta una questione di equilibrio. Facile a dirsi, difficile a trovarsi. Un tentativo costante. Aggiungere e levare ora quest’elemento ora l’altro. Fuor di metafora: sapete quanta fatica costa ad un tifoso medio mettere insieme il gruppo di amici a prova di iattura per la visione della partita di campionato? Difficoltà di bilanciamenti che nemmeno il profumiere più esperto all’atto di miscelare le essenze per un nuovo profumo sperimenta. Si parte tutti insieme all a prima di campionato senza preclusioni e preconcetti. Schierati sul divano ci sono i vecchi amici di liceo con le rispettive consorti. Un fronte compatto, che tuttavia si scompaginerà non appena avrà inizio la sofferenza. Anime in purgatorio. Eccoli, vagare per la sala alla ricerca della sistemazione prodigiosa in grado di regalare l’agognata gioia di un gol. Perché –signori miei- l’assetto alchemico c’è, inutile negarlo. E’ un dato di fatto, è scienza. Ogni corpo nello spazio emana delle onde.

LA SUPERLATIVA MARIETTA

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Che persona Marietta. Un metro e cinquanta di donna, di quelle minute ma ben proporzionate. Tutto al posto giusto. “Una bambolina”, dicevano di lei, in gioventù. C’è sempre stata nella mia vita. Da quando sono nata. Io sono di fine luglio, lei di giugno. Dunque alla mia nascita era già là ad aspettarmi.   Vicine di casa, vicine di banco. Amiche per la pelle. Marietta è stata, per lungo tempo, superlativa in tutto.   Intelligentissima, praticissima, studiosissima. Qualsiasi cosa c’era da fare lei si rivelava, fin da subito, abilissima.   Nei rapporti umani era simpaticissima, gentilissima, apertissima. Le voci sulla sua eccezionalità si rincorrevano di bocca in bocca. La sua fama la precedeva ovunque, e comunque con benevolenza. Non una persona era in disaccordo sul fatto che tale popolarità fosse meritatissima. E lei, lei si muoveva in quest’eccezionalità con grazia ed eleganza. Con naturalezza. Mai un atto di superbia o di arroganza. Un bel mattino, però, Marietta si svegliò ca