IL GOLFO DI NAPOLI

Il combinato disposto di mare e golfo. E' quello che fa la differenza.
Perché avere solo il pezzo di mare davanti -vedete- non è tutto.
Il mare ce l'hanno in molti, non è una novità. Ma un golfo è una benedizione concessa a pochi. Egli -egli sì, perchè è creatura viva- simula un abbraccio, con il quale la terra che gli sta sopra pare rivendicare, con un gesto prepotente, la proprietà di tutto quell'azzurro. Avete presente il giocatore di poker nei film, quando vince una ricca mano e con avidità e soddisfazione al contempo, rastrella verso di sé il frutto della sua fortuna, con entrambe le braccia ?
Ecco, così.
L'arco, che si protende da est ad ovest, fa sentire tutte le creature, che in quello spazio ci stanno stipate, più vicine. Non come su un lungomare in linea retta, dove non vedi chi ci sta all'inizio e chi alla fine e ti senti anche un po' solo.
E poi vuoi mettere che, mentre cammini assorto nelle tue disgrazie, così all'improvviso, da quasi ogni punto della città, ti si para davanti una vrenzola, uno spiraglio  di quel blu presidiato da Iss', O' Vesuvio, che sta là come una mamma fiera e 'nziriosa, che non sai mai quando quella mano che ti accosta al volto e mille volte ti accarezza, ti menerà lo schiaffo? Pure se stai facendo il pensiero più brutto della vita tua, alzi gli occhi, e con tutta la bellezza che tieni davanti li riempi di meraviglia e ti pigli una pausa dai tormenti. Un istante solo, brevissimo. Uno iato, 'nu riciato pa' 'a capa e po' cor.

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