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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2018

La settima funzione del linguaggio di Laurent Binet

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Quello di oggi sarà un Consiglio di lettura per tappe. Arriverò al romanzo, infatti, solo dopo avervi suggerito due soste preliminari. La prima è  questa : un articolo de "Il libraio.it" , nel quale si conferma quanto molti di noi, che ci adoperiamo nel web parlando di letteratura, narrativa e scrittura, avevamo già compreso, ovvero che:" Diventa importante il peso di social e blog (le community) come strumenti di comunicazione più significativi nella spinta all’acquisto/scelta di un libro" . La seconda sosta  è  questa  spumeggiante recensione di  Alessandra Chiàppori, collega blogger, entusiasta di semiotica ( studiosa mi sembra riduttivo), alla quale rivolgo il pubblico ringraziamento ( a conferma delle affermazioni contenute nel link precedente) per avermi attirata nel vortice de "La settima funzione  del linguaggio" . A mia volta mi assumo la responsabilità di rilanciare l'invito a leggere il romanzo. A chi lo consiglio: chiaramente a quanti ap

Di niente e di nessuno di Dario Levantino

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Cosa qualifica un romanzo, dal punto di vista del lettore, come “riuscito”? Senza dubbio la capacità di rapire chi sta al di là delle pagine, assoggettarlo senza concedergli requie, renderlo incapace di pensare ad altro che non sia la conclusione della storia, perché dentro quella storia lo fa muovere come se si fosse, tanto le è aderente, nella vita vera: incassando colpi, schivandoli, odiando, amando e sperando bene. Per scrivere un racconto così occorrono talento e coraggio, che – a rifletterci bene – vanno a braccetto, si sostengono a vicenda. Il talento di puntare, per recuperare l’autenticità smarrita da molta letteratura contemporanea, su una lingua tascìa (neologismo palermitano traducibile con l’ormai italiano tamarro), facendosi bastare poche parole, talvolta «violente e in putrefazione» per eludere «l’inganno degli orditi che esse tramano». Il coraggio di lasciare il protagonista libero, conferirgli l’autonomia di agire senza paura di niente e di nessuno, consentirgli d

"Loro sono Caino". Presentazione

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Cose da non fare: scrivere di getto. Scrivere di getto, non rileggere.  Scrivere di getto, non rileggere e "pubblicare" sul blog. Visto che quella appena trascorsa è stata la settimana del "mi butto", non voglio rompere l'incantesimo e continuo: occhi chiusi, apnea e lo faccio, provo la terna di cui sopra. Quindi sorbitevi questo post  frienno mangianno su come è andata venerdì. Breve spiegone per quelli che se lo fossero perso ( credo veramente pochi, dato che vi ho bersagliato di memorandum): Venerdì ero insieme allo scrittore Flavio Ignelzi a Caserta per presentare il suo primo romanzo "Loro sono Caino" . Con il presente voglio prima di tutto ringraziare Flavio per avermi voluta come madrina della serata.  Essendo stata tra coloro che lo hanno istigato a delinquere, lo hanno cioè spinto a scrivere il romanzo, volentieri ho condiviso con lui l'emozione dell' esordio di fronte al pubblico. Mi sono molto divertita, lo ammetto. Quindi

Passione

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Cosa significa esattamente essere appassionati di letteratura contemporanea? Passare dallo stato di aviatore ( i classici bene o male sono un cielo finito, esauribile, almeno potenzialmente) a quello di astronauta in volo nello spazio che ricerca mondi dove si annidano germi di future classicità. Ogni nuova uscita in libreria una possibile scoperta. Ma l'universo è infinito e pur innestando la velocità di curvatura non si potrà mai esaurire l'inesauribile. Allora leggi " a carotaggio". Di ogni romanzo, libro, saggio, titolo che richiama la tua attenzione ti concedi, prima dell'acquisto, il dieci per cento omaggio delle case editrici. Non è sufficiente e spesso lasciare, rinunciare per scarso interesse, poco coinvolgimento, giudizio di mediocrità o insufficienza su quelle poche pagine significa innestare sensi di colpa e timori che il meglio arrivasse più avanti. Riponi il libro ma non rinunci alla possibilità di riprenderlo quando avrai quel tempo libero che in

Siamo tutti politici Sanguineti

Siamo tutti politici (e animali): premesso questo, posso dirti che odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di catalogo esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso) ma, per semplificare, ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto, a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce, sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché: amo, così, quella grande politica che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao, pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi, spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva): (e poi, lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali) Edoardo Sanguineti

Il Tizio

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Ho conosciuto un tizio, una volta, in un libro. Uno di quelli bislacchi, a cui, loro malgrado, succedono cose strane. Per volontà del narratore, si intende. Non gli succedevano cose rocambolesche. Su questo punto voglio essere chiara. Niente sparatorie, inseguimenti, e nessuna vicenda con “sfumatura di colori annessa”, se mi spiego. Uno che, quando all'inizio  leggi la sua vita, partendo dal punto in cui lo scrittore decide di buttartelo tra i piedi, pensi che sia un povero sfigato, tanto che ti rigiri tra le mani le duecento pagine del libro e ti chiedi come farai a superare tutta quella esistenza normale, piana, comunissima per arrivare al finale. Poi quel tizio, ad un certo punto, fa una cosa e tu cominci a capire che un po’ ti assomiglia. Ne fa un’altra e  confermi l’impressione. Allora prosegui nella lettura perché  lo capisci fino in fondo, ormai ti sei identificato. Ma gli scrittori a volte sono malvagi. Ad un certo punto il mio -o meglio quello del mio libro- ha fatto c

"Un valore è andato perduto: la vergogna". L'ultimo appello di Ernesto Sábato

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Uno dei miei autori preferiti. Poco letto purtroppo. Se vi capita fate vostro quel libro geniale dal titolo " Sopra eroi e tombe" che ne contiene a sua volta un altro di altrettanta bellezza mozzafiato " rapporto sui ciechi". "Certi giorni mi alzo con una speranza demenziale, momenti in cui sento che la possibilità di una vita più umana è a portata di mano. Questo è uno dei giorni. Allora mi metto a scrivere quando ancora è l’alba, quasi con cautela, ma con l’ urgenza di chi scende in strada per chiedere aiuto di fronte al pericolo di un incendio, o come un battello che, nel momento di affondare, lancia un ultimo e accorato segnale ad un porto che sa vicino, purtroppo assordato dai rumori della città e dalle insegne che confondono lo sguardo. Ma possiamo ancora aspirare alla grandezza. Troviamo questo coraggio. Tutti, una volta o l’altra, ci siamo arresi. Però, se qualcosa non tradisce è la convinzione che solo i valori dello spirito possono salvarci

Panorama di Tommaso Pincio

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Ci sono casi, come questo, in cui i giudizi vanno espressi senza giri di parole e un superlativo va speso senza timore di esagerazioni. Tommaso Pincio, pseudonimo di Massimo Colapietro , è uno dei nostri scrittori di maggior talento. Il nome d’arte, italianizzazione di Thomas Pynchon (mostro sacro della letteratura postmoderna americana) dice molto del suo legame con l’America. Fresco di studi all’Accademia di Belle Arti, infatti, il nostro autore si trasferì a New York, dove ha maturato la vena letteraria. Con Panorama , recentemente vincitore del Sinbad , premio internazionale dei librai indipendenti, ne salutiamo il ritorno in libreria. Affermazione, quest’ultima, da prendersi alla lettera, poiché su espressa indicazione dello scrittore il libro è disponibile esclusivamente in edizione cartacea. Ottavio Tondi, il protagonista del romanzo in cui Tommaso Pincio fa da voce narrante, è un lettore: sua unica velleità” sbirciare e origliare nelle vite altrui” seduto su un divano.  Il

Terminus Radioso di Antoine Volodine

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Oltre le colonne d’Ercole della letteratura nostrana non c’è solo quella americana. Tutt'altro . Il vecchio continente regala ancora scrittori di razza e perle d’inestimabile valore: Antoine Volodine e il suo Termius Radiosus ( edizioni 66thand2nd, traduzione Anna D’Elia) ne sono un esempio.  “Terminus radioso” non è un libro per tutti. Non mi si fraintenda: credo nel canone e santifico Harold Bloom. Credo in una scrittura alta (letteraria) e una bassa ( di intrattenimento) che possono nascere entrambe vive e vitali da ogni sottogenere ( fantascientifico, horror, giallo) . Credo anche che i libri, appartengano alla prima o alla seconda categoria, sono dal canto loro democratici e nel destinarsi ad un pubblico non facciano differenza tra lettori colti e lettori poco o mediamente istruiti. E’ tuttavia vero che, affinché  l’alchimia tra chi legge e il testo si compia, è necessario che ciascuno scelga il libro più calzante per sé . Come un paio di scarpe comode per percorrere lung

Impiegato

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- " Qua non è un problema di software, Signora mia, . Direi piuttosto che è nell'Hardware, dove per Hardware intendo quel personaggio lì seduto dietro la tastiera, che c'è il difetto. Lui è la parte più dura e vecchia di questo sistema informatico"- -" Voi vi intendete di computer, Signorina?" -" No, Signora, affatto. Più che di computer qua si tratta di esseri umani. Quell' impiegato là si crede minimo minimo Bill Gates. Da quando una decina di anni fa gli hanno tolto di mano la penna e gliel'hanno sostituita con quel coso , lui si è immedesimato nei panni di chissà quale scienziato. Nel vecchio edificio dove era prima la ASL, stava in piedi dietro a uno sportello , mo' che lo hanno messo addirittura seduto alla scrivania, si sente un ingegnere della NASA. Guardate che boria, che arroganza, che prosopopea. Quello il nome di un medico su una tessera sanitaria deve stampare. Non deve fare altro che riempire due spazi vuoti, due, signor