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Visualizzazione dei post da Novembre, 2018

Litania per la sopravvivenza di Audre Lorde ( traduzione di M. Giacobino)

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  Per quelle di noi che vivono sul margine Ritte sull’orlo costante della decisione Cruciali e sole Per quelle di noi che non possono lasciarsi andare Al sogno passeggero della scelta Che amano sulle soglie mentre vanno e vengono Nelle ore fra un’alba e l’altra Guardando dentro e fuori E prima o poi allo stesso tempo Cercando un adesso che dia vita A futuri Come pane nelle bocche dei nostri figli Perché i loro sogni non riflettano La fine dei nostri Per quelle di noi Che sono state marchiate dalla paura Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti Imparando ad aver paura con il latte di nostra madre Perché con questa arma Questa illusione di poter essere al sicuro Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci Per noi tutte Questo istante e questo trionfo Non era previsto che noi sopravvivessimo E quando il sole sorge abbiamo paura Che forse non resterà Quando il sole tramonta abbiamo paura Che forse non si alzerà domattina Quando abbiamo la panci

E' tutto qui, tutto si riduce al corpo di Diane Lockward

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E' tutto qui, tutto si riduce al corpo, mi manca il suo volto, la sua voce, la sua pelle. Immagino mia figlia mentre balla a Madrid, Barcellona e Siviglia. La vedo scalare le montagne dell'Andalusia. Non avevo immaginato quanto sarebbe stato lontano il lontano. Felicità e infelicità sono la stessa cosa, sostiene il mio soave maestro zen: e allora mi chiedo se la mia testa stia sostenendo il cielo, o se è un'emicrania quella che sale. Allora, giro in tondo, torno al luogo dove esattezza e estasi si incontrano, allora ricordo come ho portato in me il girino del suo corpo, molto prima del primo fremito, trattenendola come un segreto dentro di me. Mi sveglio la notte perchè mi manca una parte del corpo, il braccio si tende attraverso l'oceano, agganciato al passato, e mi chiedo, come la madre di Achille deve aver fatto, Quale parte di te non ho tuffato in acqua? Appesantita dall'assenza, appendo le tende alle sue finestr

Ritratto di signora

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Mi chiamo Giuseppina Esposito, nata a Napoli il 24 giugno del 1952. Per tutti sono Peppina.Ho letto su una rivista del vostro concorso letterario.Non mi sono mai concessa colpi di testa. Considero queste due cartelle che vi invio, il primo, in una intera vita fatta esclusivamente di gesti ragionevoli, necessari e dignitosi.Non sono una scrittrice, non sono al di sotto dei trent'anni, non aspiro a vincere la vostra borsa di studio. Ciascuno dei requisiti da voi indicati escluderebbe  la mia partecipazione, eccetto quello principale: richiedete un “Ritratto di signora”. Io il ritratto ce l’ho: è il mio e ve lo invio, con la speranza che possa essere utile a qualcuno.Sono una signora di sessantuno anni, non di quelle belle, brune, con i capelli sempre a posto e le unghie curate, che hanno realizzato nella loro esistenza la maggior parte delle cose che si erano proposte da giovani. Il colore castano dei miei capelli, tagliati in un caschetto facile da gestire, è frutto delle tinture

L’ultima notte di Willie Jones

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Questo consiglio è apparso su LuciaLibri , giornale online di approfondimenti culturali legati al mondo letterario ed editoriale.   New Iberia, Louisiana, anno del Signore 1943. Dopo otto mesi di carcere il diciottenne di colore Willie Jones è al suo ultimo giorno di pena. Accusato da un uomo bianco di averne stuprato la figlia, suicidatasi poi per timore dello scandalo, alla mezzanotte andrà sulla sedia elettrica. Questa la sintesi de L’ultima notte di Willie Jones (302 pagine, 18 euro), tradotto da Silvia Rota Sperti , titolo originale The Mercy Seat, con cui l’editore Solferino introduce ai lettori italiani Elizabeth Winthorp . Ispirandosi alle storie di Willie McGee e Willie Francis, entrambi di colore, giustiziati negli anni cinquanta sulla Feroce Gertie, la sedia elettrica su cui sono morte ottantasette persone, Elizabeth Winthorp intinge la penna nel calamaio d’inchiostro corvino e vischioso dell’odio razziale e dei linciaggi, per scrivere dell’America rurale dove essere

L'importanza della condivisione culturale

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In tutta onestà riconosco di essere una persona ordinaria nel pensiero e nelle azioni. Sono ordinata e diligente. Due caratteristiche da cui discende, quasi come naturale corollario, una terza: l'essere ortodossa. Tendo ad accettare ciò che mi si impone dall'alto, sia essa legge, norma, regola generale o consuetudine. Mi sarebbe piaciuto nascere "libera pensatrice". Mi sarebbe piaciuto nascere ribelle. Mi sarebbe piaciuto nascere dotata di autonomo senso critico. Niente, non mi è capitato nessuno di questi talenti. Mi considero però fortunata e molto. La mia vita è costellata di incontri con persone che mi hanno insegnato ad essere, con buona approssimazione, "libera pensatrice", ribelle, critica. Ho avuto insegnanti che con pazienza e passione mi hanno suggerito la necessità di uscire, a volte, fuori dagli schemi, indicandomene la strada e gli strumenti. Ho amici e conoscenti che consapevolmente o inconsapevolmente mi hanno dimostrato che la verità

Asso spariglia tutto ( contributo al progetto Criature)

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Quello che segue è un mio vecchio racconto confluito nel progetto di scrittura collettiva Criature . Dopo aver letto e studiato il saggio di M. Fisher " The Weird and the Eeire" pubblicato da Minimum fax, i limiti della mia narrazione  mi risultano più evidenti. Mi sono incaponita a dare all'agentività una connotazione  che non andava esplicitata. E' che nella mia scrittura io sono il vero elemento weird, sono la porta d'accesso ai due mondi: la narrativa descrittiva classica e quella perturbante. Il punto è che la porta avrebbe bisogno di un buon falegname! Illustrazione di Alessandra Gioia A quel Signora! sopraggiuntole alle spalle con una certa perentorietà, aveva risposto il corpo prima ancora del cervello. Con la prontezza dei soldati, che si piegano agli ordini senza neppure processarli mentalmente, i piedi di Aurora si erano inchiodati al suolo e la testa si era rivolta in direzione della voce femminile che, forse più mansueta per l’esito sortito,

Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

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     Potrei cambiare il titolo della mia rubrica ne " il bipolarismo del consigliere". Alterno, me ne rendo conto, suggerimenti letterari impegnativi ad altri più leggeri, non disdegnando  romanzi di genere o addirittura young adult. Qualcuno potrebbe accusarmi di avere poco gusto, di non essere strutturata abbastanza da discernere il buono dal cattivo, l'alto dal basso, il che inficerebbe la credibilità dei miei consigli. Piuttosto, credo fermamente che in lettura, rimanere ancorati alle etichette faccia molto, molto male. Lo snobismo letterario, insomma, non è mai bello. Potrebbero sfuggire, per una presa di posizione velleitaria, ottime occasioni.  E' il caso di "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman, edito da Garzanti, tradotto da S. Beretta, romanzo che agli occhi di alcuni ha una aprioristica pecca: l'essere stato immediatamente risucchiato dal clamore delle classifiche. Elemento sufficiente per diffidarne, visto che il mainstr

L’amore prima della fine del mondo di Jacopo Masini

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Come raccontare, senza spoilerare il finale, “L’amore prima della fine del mondo” di Jacopo Masini , Epika Edizioni ? Cominciando magari dalla copertina, illustrata da Ombretta Tavano , che già rivela indizi sulla storia. Due giovani amanti. Lui inerme, è immerso in tumultuose onde scure. Lei si sporge a prendergli il volto tra le mani. Lui è relegato, dal grigio tenue di cui è colorato, in una dimensione incorporea. Lei, al contrario, nonostante sembri fluttuare, per via delle tinte decise, ha una consistenza reale. Lui si chiama Vanni Martini ed è il protagonista del romanzo. Lei Alice Bia, ed è la fidanzata. Si sono conosciuti per caso, a Bologna, davanti ad un'edicola della stazione, un giorno in cui i rispettivi treni erano in ritardo.  Perché mai, se il romanzo ripercorre,  attraverso i ricordi di  Vanni,  l’estate in cui  stava con Alice, è poi proprio la sua immagine, vale a dire del protagonista, ad essere evanescente? Forse perché ai tempi, il nostro ventisettenne di

il collezionista

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Una mattina di inizio autunno, anni fa, feci davvero un insolito incontro. Mi imbattei in una persona decisamente singolare, alla quale ancora oggi mi capita di a volte di ripensare. Ero da poco tornata nella mia città natale dopo un lungo periodo di vita all’estero.  Dovendo adempiere alle formalità e ai riti amministrativi utili per tornare ad essere, a tutti gli effetti di legge,cittadina napoletana, ogni giorno ero costretta ad ignorare gli scatoloni del recente trasloco che ancora la facevano da padrona in casa e regalare parte del mio tempo alla burocrazia, rimanendo in ostaggio  di interminabili file presso gli uffici comunali  per ore . Uscii di casa all'alba  nella speranza  di battere sul tempo la concorrenza degli altri sventurati con cui avrei condiviso l'esperienza nel girone dantesco . L'atto temerario non valse a nulla: a metà mattinata ero ancora ben lontana dal vedere la luce. Anzi,   nel gioco dei rimpalli tra competenze e incompetenze delle varie am

Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

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Nella vita accadono strane cose: non avrei mai immaginato, ad esempio, che questo piccolo libro, consigliatomi da mia figlia, mi prendesse così tanto. Spesso leggo i romanzi generazionali che girano per casa tanto per capire di cosa si nutrano le giovani menti.  Qualche volta -confesso- non  trovo i testi all'altezza dei "cult" della mia generazione. Questioni sentimentali, suppongo, che inficiano la mia obiettività. Invece a questo giro mi devo arrendere al fatto che "Noi siamo infinito" regga alla grande il paragone con i miei mostri sacri. " Noi siamo infinito: Ragazzo da parete " è un romanzo epistolare scritto da Stephen Chbosky , pubblicato per la prima volta in italia da Frassinelli nel 2006 con il titolo di Ragazzo da parete nella  traduzione di Chiara Brovelli,poi ripubblicato,sempre nella traduzione della Brovelli,nel  2012 da Sperling&Kupfer con il titolo attuale. Alla metà di ottobre mi aveva colpito una riflessone sul ruolo e la p