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Visualizzazione dei post da 2018

La settima funzione del linguaggio di Laurent Binet

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Quello di oggi sarà un Consiglio di lettura per tappe. Arriverò al romanzo, infatti, solo dopo avervi suggerito due soste preliminari. La prima è  questa : un articolo de "Il libraio.it" , nel quale si conferma quanto molti di noi, che ci adoperiamo nel web parlando di letteratura, narrativa e scrittura, avevamo già compreso, ovvero che:" Diventa importante il peso di social e blog (le community) come strumenti di comunicazione più significativi nella spinta all’acquisto/scelta di un libro" . La seconda sosta  è  questa  spumeggiante recensione di  Alessandra Chiàppori, collega blogger, entusiasta di semiotica ( studiosa mi sembra riduttivo), alla quale rivolgo il pubblico ringraziamento ( a conferma delle affermazioni contenute nel link precedente) per avermi attirata nel vortice de "La settima funzione  del linguaggio" . A mia volta mi assumo la responsabilità di rilanciare l'invito a leggere il romanzo. A chi lo consiglio: chiaramente a quanti ap

Di niente e di nessuno di Dario Levantino

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Cosa qualifica un romanzo, dal punto di vista del lettore, come “riuscito”? Senza dubbio la capacità di rapire chi sta al di là delle pagine, assoggettarlo senza concedergli requie, renderlo incapace di pensare ad altro che non sia la conclusione della storia, perché dentro quella storia lo fa muovere come se si fosse, tanto le è aderente, nella vita vera: incassando colpi, schivandoli, odiando, amando e sperando bene. Per scrivere un racconto così occorrono talento e coraggio, che – a rifletterci bene – vanno a braccetto, si sostengono a vicenda. Il talento di puntare, per recuperare l’autenticità smarrita da molta letteratura contemporanea, su una lingua tascìa (neologismo palermitano traducibile con l’ormai italiano tamarro), facendosi bastare poche parole, talvolta «violente e in putrefazione» per eludere «l’inganno degli orditi che esse tramano». Il coraggio di lasciare il protagonista libero, conferirgli l’autonomia di agire senza paura di niente e di nessuno, consentirgli d

"Loro sono Caino". Presentazione

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Cose da non fare: scrivere di getto. Scrivere di getto, non rileggere.  Scrivere di getto, non rileggere e "pubblicare" sul blog. Visto che quella appena trascorsa è stata la settimana del "mi butto", non voglio rompere l'incantesimo e continuo: occhi chiusi, apnea e lo faccio, provo la terna di cui sopra. Quindi sorbitevi questo post  frienno mangianno su come è andata venerdì. Breve spiegone per quelli che se lo fossero perso ( credo veramente pochi, dato che vi ho bersagliato di memorandum): Venerdì ero insieme allo scrittore Flavio Ignelzi a Caserta per presentare il suo primo romanzo "Loro sono Caino" . Con il presente voglio prima di tutto ringraziare Flavio per avermi voluta come madrina della serata.  Essendo stata tra coloro che lo hanno istigato a delinquere, lo hanno cioè spinto a scrivere il romanzo, volentieri ho condiviso con lui l'emozione dell' esordio di fronte al pubblico. Mi sono molto divertita, lo ammetto. Quindi

Passione

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Cosa significa esattamente essere appassionati di letteratura contemporanea? Passare dallo stato di aviatore ( i classici bene o male sono un cielo finito, esauribile, almeno potenzialmente) a quello di astronauta in volo nello spazio che ricerca mondi dove si annidano germi di future classicità. Ogni nuova uscita in libreria una possibile scoperta. Ma l'universo è infinito e pur innestando la velocità di curvatura non si potrà mai esaurire l'inesauribile. Allora leggi " a carotaggio". Di ogni romanzo, libro, saggio, titolo che richiama la tua attenzione ti concedi, prima dell'acquisto, il dieci per cento omaggio delle case editrici. Non è sufficiente e spesso lasciare, rinunciare per scarso interesse, poco coinvolgimento, giudizio di mediocrità o insufficienza su quelle poche pagine significa innestare sensi di colpa e timori che il meglio arrivasse più avanti. Riponi il libro ma non rinunci alla possibilità di riprenderlo quando avrai quel tempo libero che in

Siamo tutti politici Sanguineti

Siamo tutti politici (e animali): premesso questo, posso dirti che odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di catalogo esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso) ma, per semplificare, ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto, a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce, sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché: amo, così, quella grande politica che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao, pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi, spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva): (e poi, lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali) Edoardo Sanguineti

Il Tizio

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Ho conosciuto un tizio, una volta, in un libro. Uno di quelli bislacchi, a cui, loro malgrado, succedono cose strane. Per volontà del narratore, si intende. Non gli succedevano cose rocambolesche. Su questo punto voglio essere chiara. Niente sparatorie, inseguimenti, e nessuna vicenda con “sfumatura di colori annessa”, se mi spiego. Uno che, quando all'inizio  leggi la sua vita, partendo dal punto in cui lo scrittore decide di buttartelo tra i piedi, pensi che sia un povero sfigato, tanto che ti rigiri tra le mani le duecento pagine del libro e ti chiedi come farai a superare tutta quella esistenza normale, piana, comunissima per arrivare al finale. Poi quel tizio, ad un certo punto, fa una cosa e tu cominci a capire che un po’ ti assomiglia. Ne fa un’altra e  confermi l’impressione. Allora prosegui nella lettura perché  lo capisci fino in fondo, ormai ti sei identificato. Ma gli scrittori a volte sono malvagi. Ad un certo punto il mio -o meglio quello del mio libro- ha fatto c

"Un valore è andato perduto: la vergogna". L'ultimo appello di Ernesto Sábato

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Uno dei miei autori preferiti. Poco letto purtroppo. Se vi capita fate vostro quel libro geniale dal titolo " Sopra eroi e tombe" che ne contiene a sua volta un altro di altrettanta bellezza mozzafiato " rapporto sui ciechi". "Certi giorni mi alzo con una speranza demenziale, momenti in cui sento che la possibilità di una vita più umana è a portata di mano. Questo è uno dei giorni. Allora mi metto a scrivere quando ancora è l’alba, quasi con cautela, ma con l’ urgenza di chi scende in strada per chiedere aiuto di fronte al pericolo di un incendio, o come un battello che, nel momento di affondare, lancia un ultimo e accorato segnale ad un porto che sa vicino, purtroppo assordato dai rumori della città e dalle insegne che confondono lo sguardo. Ma possiamo ancora aspirare alla grandezza. Troviamo questo coraggio. Tutti, una volta o l’altra, ci siamo arresi. Però, se qualcosa non tradisce è la convinzione che solo i valori dello spirito possono salvarci

Panorama di Tommaso Pincio

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Ci sono casi, come questo, in cui i giudizi vanno espressi senza giri di parole e un superlativo va speso senza timore di esagerazioni. Tommaso Pincio, pseudonimo di Massimo Colapietro , è uno dei nostri scrittori di maggior talento. Il nome d’arte, italianizzazione di Thomas Pynchon (mostro sacro della letteratura postmoderna americana) dice molto del suo legame con l’America. Fresco di studi all’Accademia di Belle Arti, infatti, il nostro autore si trasferì a New York, dove ha maturato la vena letteraria. Con Panorama , recentemente vincitore del Sinbad , premio internazionale dei librai indipendenti, ne salutiamo il ritorno in libreria. Affermazione, quest’ultima, da prendersi alla lettera, poiché su espressa indicazione dello scrittore il libro è disponibile esclusivamente in edizione cartacea. Ottavio Tondi, il protagonista del romanzo in cui Tommaso Pincio fa da voce narrante, è un lettore: sua unica velleità” sbirciare e origliare nelle vite altrui” seduto su un divano.  Il

Terminus Radioso di Antoine Volodine

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Oltre le colonne d’Ercole della letteratura nostrana non c’è solo quella americana. Tutt'altro . Il vecchio continente regala ancora scrittori di razza e perle d’inestimabile valore: Antoine Volodine e il suo Termius Radiosus ( edizioni 66thand2nd, traduzione Anna D’Elia) ne sono un esempio.  “Terminus radioso” non è un libro per tutti. Non mi si fraintenda: credo nel canone e santifico Harold Bloom. Credo in una scrittura alta (letteraria) e una bassa ( di intrattenimento) che possono nascere entrambe vive e vitali da ogni sottogenere ( fantascientifico, horror, giallo) . Credo anche che i libri, appartengano alla prima o alla seconda categoria, sono dal canto loro democratici e nel destinarsi ad un pubblico non facciano differenza tra lettori colti e lettori poco o mediamente istruiti. E’ tuttavia vero che, affinché  l’alchimia tra chi legge e il testo si compia, è necessario che ciascuno scelga il libro più calzante per sé . Come un paio di scarpe comode per percorrere lung

Impiegato

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- " Qua non è un problema di software, Signora mia, . Direi piuttosto che è nell'Hardware, dove per Hardware intendo quel personaggio lì seduto dietro la tastiera, che c'è il difetto. Lui è la parte più dura e vecchia di questo sistema informatico"- -" Voi vi intendete di computer, Signorina?" -" No, Signora, affatto. Più che di computer qua si tratta di esseri umani. Quell' impiegato là si crede minimo minimo Bill Gates. Da quando una decina di anni fa gli hanno tolto di mano la penna e gliel'hanno sostituita con quel coso , lui si è immedesimato nei panni di chissà quale scienziato. Nel vecchio edificio dove era prima la ASL, stava in piedi dietro a uno sportello , mo' che lo hanno messo addirittura seduto alla scrivania, si sente un ingegnere della NASA. Guardate che boria, che arroganza, che prosopopea. Quello il nome di un medico su una tessera sanitaria deve stampare. Non deve fare altro che riempire due spazi vuoti, due, signor

Litania per la sopravvivenza di Audre Lorde ( traduzione di M. Giacobino)

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  Per quelle di noi che vivono sul margine Ritte sull’orlo costante della decisione Cruciali e sole Per quelle di noi che non possono lasciarsi andare Al sogno passeggero della scelta Che amano sulle soglie mentre vanno e vengono Nelle ore fra un’alba e l’altra Guardando dentro e fuori E prima o poi allo stesso tempo Cercando un adesso che dia vita A futuri Come pane nelle bocche dei nostri figli Perché i loro sogni non riflettano La fine dei nostri Per quelle di noi Che sono state marchiate dalla paura Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti Imparando ad aver paura con il latte di nostra madre Perché con questa arma Questa illusione di poter essere al sicuro Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci Per noi tutte Questo istante e questo trionfo Non era previsto che noi sopravvivessimo E quando il sole sorge abbiamo paura Che forse non resterà Quando il sole tramonta abbiamo paura Che forse non si alzerà domattina Quando abbiamo la panci

E' tutto qui, tutto si riduce al corpo di Diane Lockward

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E' tutto qui, tutto si riduce al corpo, mi manca il suo volto, la sua voce, la sua pelle. Immagino mia figlia mentre balla a Madrid, Barcellona e Siviglia. La vedo scalare le montagne dell'Andalusia. Non avevo immaginato quanto sarebbe stato lontano il lontano. Felicità e infelicità sono la stessa cosa, sostiene il mio soave maestro zen: e allora mi chiedo se la mia testa stia sostenendo il cielo, o se è un'emicrania quella che sale. Allora, giro in tondo, torno al luogo dove esattezza e estasi si incontrano, allora ricordo come ho portato in me il girino del suo corpo, molto prima del primo fremito, trattenendola come un segreto dentro di me. Mi sveglio la notte perchè mi manca una parte del corpo, il braccio si tende attraverso l'oceano, agganciato al passato, e mi chiedo, come la madre di Achille deve aver fatto, Quale parte di te non ho tuffato in acqua? Appesantita dall'assenza, appendo le tende alle sue finestr

Ritratto di signora

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Mi chiamo Giuseppina Esposito, nata a Napoli il 24 giugno del 1952. Per tutti sono Peppina.Ho letto su una rivista del vostro concorso letterario.Non mi sono mai concessa colpi di testa. Considero queste due cartelle che vi invio, il primo, in una intera vita fatta esclusivamente di gesti ragionevoli, necessari e dignitosi.Non sono una scrittrice, non sono al di sotto dei trent'anni, non aspiro a vincere la vostra borsa di studio. Ciascuno dei requisiti da voi indicati escluderebbe  la mia partecipazione, eccetto quello principale: richiedete un “Ritratto di signora”. Io il ritratto ce l’ho: è il mio e ve lo invio, con la speranza che possa essere utile a qualcuno.Sono una signora di sessantuno anni, non di quelle belle, brune, con i capelli sempre a posto e le unghie curate, che hanno realizzato nella loro esistenza la maggior parte delle cose che si erano proposte da giovani. Il colore castano dei miei capelli, tagliati in un caschetto facile da gestire, è frutto delle tinture

L’ultima notte di Willie Jones

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Questo consiglio è apparso su LuciaLibri , giornale online di approfondimenti culturali legati al mondo letterario ed editoriale.   New Iberia, Louisiana, anno del Signore 1943. Dopo otto mesi di carcere il diciottenne di colore Willie Jones è al suo ultimo giorno di pena. Accusato da un uomo bianco di averne stuprato la figlia, suicidatasi poi per timore dello scandalo, alla mezzanotte andrà sulla sedia elettrica. Questa la sintesi de L’ultima notte di Willie Jones (302 pagine, 18 euro), tradotto da Silvia Rota Sperti , titolo originale The Mercy Seat, con cui l’editore Solferino introduce ai lettori italiani Elizabeth Winthorp . Ispirandosi alle storie di Willie McGee e Willie Francis, entrambi di colore, giustiziati negli anni cinquanta sulla Feroce Gertie, la sedia elettrica su cui sono morte ottantasette persone, Elizabeth Winthorp intinge la penna nel calamaio d’inchiostro corvino e vischioso dell’odio razziale e dei linciaggi, per scrivere dell’America rurale dove essere

L'importanza della condivisione culturale

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In tutta onestà riconosco di essere una persona ordinaria nel pensiero e nelle azioni. Sono ordinata e diligente. Due caratteristiche da cui discende, quasi come naturale corollario, una terza: l'essere ortodossa. Tendo ad accettare ciò che mi si impone dall'alto, sia essa legge, norma, regola generale o consuetudine. Mi sarebbe piaciuto nascere "libera pensatrice". Mi sarebbe piaciuto nascere ribelle. Mi sarebbe piaciuto nascere dotata di autonomo senso critico. Niente, non mi è capitato nessuno di questi talenti. Mi considero però fortunata e molto. La mia vita è costellata di incontri con persone che mi hanno insegnato ad essere, con buona approssimazione, "libera pensatrice", ribelle, critica. Ho avuto insegnanti che con pazienza e passione mi hanno suggerito la necessità di uscire, a volte, fuori dagli schemi, indicandomene la strada e gli strumenti. Ho amici e conoscenti che consapevolmente o inconsapevolmente mi hanno dimostrato che la verità

Asso spariglia tutto ( contributo al progetto Criature)

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Quello che segue è un mio vecchio racconto confluito nel progetto di scrittura collettiva Criature . Dopo aver letto e studiato il saggio di M. Fisher " The Weird and the Eeire" pubblicato da Minimum fax, i limiti della mia narrazione  mi risultano più evidenti. Mi sono incaponita a dare all'agentività una connotazione  che non andava esplicitata. E' che nella mia scrittura io sono il vero elemento weird, sono la porta d'accesso ai due mondi: la narrativa descrittiva classica e quella perturbante. Il punto è che la porta avrebbe bisogno di un buon falegname! Illustrazione di Alessandra Gioia A quel Signora! sopraggiuntole alle spalle con una certa perentorietà, aveva risposto il corpo prima ancora del cervello. Con la prontezza dei soldati, che si piegano agli ordini senza neppure processarli mentalmente, i piedi di Aurora si erano inchiodati al suolo e la testa si era rivolta in direzione della voce femminile che, forse più mansueta per l’esito sortito,

Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

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     Potrei cambiare il titolo della mia rubrica ne " il bipolarismo del consigliere". Alterno, me ne rendo conto, suggerimenti letterari impegnativi ad altri più leggeri, non disdegnando  romanzi di genere o addirittura young adult. Qualcuno potrebbe accusarmi di avere poco gusto, di non essere strutturata abbastanza da discernere il buono dal cattivo, l'alto dal basso, il che inficerebbe la credibilità dei miei consigli. Piuttosto, credo fermamente che in lettura, rimanere ancorati alle etichette faccia molto, molto male. Lo snobismo letterario, insomma, non è mai bello. Potrebbero sfuggire, per una presa di posizione velleitaria, ottime occasioni.  E' il caso di "Eleanor Oliphant sta benissimo" di Gail Honeyman, edito da Garzanti, tradotto da S. Beretta, romanzo che agli occhi di alcuni ha una aprioristica pecca: l'essere stato immediatamente risucchiato dal clamore delle classifiche. Elemento sufficiente per diffidarne, visto che il mainstr

L’amore prima della fine del mondo di Jacopo Masini

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Come raccontare, senza spoilerare il finale, “L’amore prima della fine del mondo” di Jacopo Masini , Epika Edizioni ? Cominciando magari dalla copertina, illustrata da Ombretta Tavano , che già rivela indizi sulla storia. Due giovani amanti. Lui inerme, è immerso in tumultuose onde scure. Lei si sporge a prendergli il volto tra le mani. Lui è relegato, dal grigio tenue di cui è colorato, in una dimensione incorporea. Lei, al contrario, nonostante sembri fluttuare, per via delle tinte decise, ha una consistenza reale. Lui si chiama Vanni Martini ed è il protagonista del romanzo. Lei Alice Bia, ed è la fidanzata. Si sono conosciuti per caso, a Bologna, davanti ad un'edicola della stazione, un giorno in cui i rispettivi treni erano in ritardo.  Perché mai, se il romanzo ripercorre,  attraverso i ricordi di  Vanni,  l’estate in cui  stava con Alice, è poi proprio la sua immagine, vale a dire del protagonista, ad essere evanescente? Forse perché ai tempi, il nostro ventisettenne di

il collezionista

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Una mattina di inizio autunno, anni fa, feci davvero un insolito incontro. Mi imbattei in una persona decisamente singolare, alla quale ancora oggi mi capita di a volte di ripensare. Ero da poco tornata nella mia città natale dopo un lungo periodo di vita all’estero.  Dovendo adempiere alle formalità e ai riti amministrativi utili per tornare ad essere, a tutti gli effetti di legge,cittadina napoletana, ogni giorno ero costretta ad ignorare gli scatoloni del recente trasloco che ancora la facevano da padrona in casa e regalare parte del mio tempo alla burocrazia, rimanendo in ostaggio  di interminabili file presso gli uffici comunali  per ore . Uscii di casa all'alba  nella speranza  di battere sul tempo la concorrenza degli altri sventurati con cui avrei condiviso l'esperienza nel girone dantesco . L'atto temerario non valse a nulla: a metà mattinata ero ancora ben lontana dal vedere la luce. Anzi,   nel gioco dei rimpalli tra competenze e incompetenze delle varie am