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Visualizzazione dei post da 2016

"L'uomo che non fu giovedì" di Juan Esteban Constaìn

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Spulcio le nuove proposte editoriali e l'occhio mi cade su un libro pubblicato da Fazi : " L'uomo che non fu giovedì ", scritto da Juan Esteban Constaìn, tradotto in italiano da Andrea Rigato. Mi basta leggere l'incipit della presentazione: " Un irresistibile romanzo umoristico", per deciderne l'acquisto. Sono sempre a caccia di storie spassose, che mi regalino un paio d'ore di intelligente spensieratezza e quando uso queste espressioni penso alle risate di " Una Banda di Idioti" di J. K. Toole, o a "Una cosa divertente che non farò mai più" di D.F. Wallace, o ancora a "Il cuore è idiota" di Davy Rothbart, tanto per citarne alcuni. Lo leggo tutto d'un fiato, lo metto da parte in attesa di scriverci sopra uno dei miei appunti, ma la cosa cade nel dimenticatoio fino a quando non scovo, in un' intervista rilasciata  da Nicola Lagioia, il riferimento alla biblioteca di Aby Warburg. Mi si accende, allora, la cl

Una storia sotto l'albero

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Odiava la fretta. Detestava corrompere i riti quotidiani con la velocità imposta dal ritardo. Preferiva muoversi con calma e rigorosamente a piedi. Macinava chilometri e mentre camminava pensava. Di tanto in tanto stralci di conversazioni altrui si intrufolavano nelle sue meditazioni. Chiacchiere telefoniche, alterchi tra coppie, battibecchi tra genitori e figli. Voci di strada che le si infilavano casualmente in testa spingendo le sue riflessioni lontanissime dai punti di partenza. Proprio da quei deragliamenti generavano le storie che poi scriveva. Così erano nati molti dei suoi racconti. Fare le cose di corsa implicava, viceversa, accelerare i passi e i pensieri. Comportava concentrazione per guadagnare minuti . E concentrazione significava isolamento. I richiami dalla strada giungevano alla mente smussati, annebbiati, spenti. Inutilizzabili per creare trame. Niente, così proprio non andava. La storia Natalizia tardava a farsi strada. D'altro

"Quando la storia finisce" di Alessandro Piperno

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   "Dove la storia finisce" di Alessandro Piperno , edizioni Mondadori è il consiglio di lettura di oggi. La difficoltà a parlarne sta nel fatto che, essendo il romanzo di un equilibrio esemplare, di una bellezza sobria, di un'eleganza asciutta, non vorrei che troppe parole e/o eccessivamente enfatiche gli rendessero un cattivo servigio. Non è mia intenzione, infatti, complicare una storia e una scrittura che hanno nella semplicità il proprio punto di forza e di pregio,  "sovrastrutturandole" inutilmente -per il piacere narcisistico del commentatore  logorroico -  con giudizi sovrabbondanti.  Mi rendo conto, tuttavia, che anche la laconicità ha i suoi rischi, quindi converà aggiungere qualche ulteriore indizio al generico:-" Leggetelo!" per essere più incisiva nell'invito alla lettura. Protagonista del romanzo è  Matteo Zevi , che, dopo la morte dell'usuraio al quale deve dei soldi, può finalmente  tornare a Roma,  lasciando il suoi

"La paranza dei bambini" di Roberto Saviano

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Ho concluso la lettura del nuovo libro di Saviano " La paranza dei bambini" , edito da Feltrinelli , da qualche giorno. Contravvenendo alla consuetudine di chiacchierarne a caldo, ho preferito lasciare decantare le mie impressioni per un po'. Scriverne è, infatti, impresa ardimentosa, come spesso  risulta il manifestare le proprie opinioni su cose venute al mondo già con fama di leggenda. Sempre rischioso fare le pulci ad un libro predestinato ad essere  best seller . Perfino audace , sotto certi aspetti,  la scelta di commentare il romanzo di un autore percepito dal pubblico  più che come scrittore  come personaggio, divo amato o odiato tout court , e che per tanto induce  sostenitori e  detrattori a guardarsi con reciproca acrimonia. Come procedere allora per dissipare dubbi di malafede e scongiurare accuse di malevolenza? Affidarsi alla solita premessa: 1) che il mio non sarà mai uno "sconsiglio di lettura", poichè, in ogni caso e con ostinazione, c

" Scherzetto" di Domenico Starnone

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Nel mese di ottobre, mentre fuori rinfocolava la discussione sulla identità di Elena Ferrante a causa dell’inchiesta di Claudio Gatti per il “Sole 24 ore”, Domenico Starnone (del quale si era indagato anche il conto corrente bancario)   “usciva in libreria” con   lo “Scherzetto” (titolo quasi maliziosamente allusivo), Einaudi editore. Starnone, che ha all’attivo un Premio Strega, vinto con “Via Gemito” nel 2001, è uno dei migliori scrittori italiani contemporanei e con questo libro conferma l’ottima reputazione di cui gode. Il soggetto del romanzo è semplice: un nonno ormai anziano, artista di una certa fama da decenni trapiantato a Milano, nonostante sia convalescente da una recente malattia, è richiamato dalla figlia a Napoli, luogo natale, per badare al nipotino di pochi anni   durante l’assenza di entrambe i genitori, costretti fuori città da un impegno di lavoro. Tra le pareti della vecchia casa d’infanzia, ereditata dalla figlia, Daniele Mallarico, il protagonista della

" Lo schiavista" di Paul Beatty"

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       Premessa: Talvolta, come ebbe a dire Flaiano, “ la linea più breve tra due punti è l'arabesco”. E’ questo uno di quei casi, laddove, prima di giungere al consiglio di non lasciarsi scappare un libro molto, molto piacevole, ho ritenuto importante aprire una parentesi sulla letteratura afroamericana. L’esito è un pezzo insolitamente lungo, che spero non scoraggi i lettori. “ The Sellout ”, dello statunitense Paul Beatty, ha vinto l’edizione 2016 del prestigioso premio letterario britannico “Man Booker Prize” . In Italia il libro, intitolato “ Lo Schiavista ”, tradotto da Silvia Castoldi, è uscito il 6 Ottobre per Fazi Editore . Amanda Foreman , presidente di giuria, a proposito dei sei candidati alla vittoria aveva dichiarato che essi riflettono “ ciò che è centrale nel romanzo moderno – la sua capacità di difendere ciò che non è convenzionale, di esplorare l’ignoto e di affrontare tematiche spinose ”. Ho considerato tali parole come un suggerimento circa gli e

Il pacco di farina e la nonna

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Ogni volta che compro un pacco di farina sorrido pensando a mia nonna. Era una donna semplice come il nome che portava: Anna. Cresciuta durante i duri anni della seconda guerra, quando la vita offriva alle persone pochissime alternative e divenuta madre nel dopoguerra, tempo in cui valevano unicamente le necessità , lei  tradusse entrambi, i bisogni e la mancanza di scelte , in certezze; non saprei dire se per un eccesso di ingenuità o di scaltrezza. La nonna non conosceva sicuramente Amleto e se gliene avessero parlato avrebbe sorriso dell’interrogativo che egli si poneva, non comprendendone soprattutto la ragione. Piuttosto avrebbe risposto, con risolutezza, che tra essere o non essere si era obbligati unicamente e con tutta evidenza ad essere! Non ha mai avuto dubbi sulla condotta da tenere in ogni contingenza e questo valeva per i sentimenti da provare come per le azioni da compiere.  Ad esempio, se il tempo era incerto, mia nonna assolutamente non lo era sulla necessità di

"Zero K" di Don DeLillo

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Ci sono volte in cui il senso del pudore, che consapevole della nostra inadeguatezza ci suggerisce il silenzio, soccombe sconfitto dalla necessità di raccontare certe meraviglie. La meraviglia è, in questo caso, l’ultimo libro di Don DeLillo : “Zero K” , tradotto da Federica Aceto per Einaudi . Metto da parte tutto ciò che ho letto a riguardo, compresi l’interessante “dietro le quinte” del suo lavoro di traduzione firmato da Federica Aceto https://giacomoverri.wordpress.com/2016/10/18/dire-quasi-la-stessa-cosa-federica-aceto-e-don-delillo/ nonchè l’intervista all’autore realizzata da Giuseppe Genna https://www.che-fare.com/dont-delillo/ e provo a dire la mia, nel tentativo — che già prevedo vano- di condensare un libro che più e meglio di altri ispirerà, per la profondità nascosta dietro l’asciuttezza della prosa, qualcosa di diverso a ciascuno dei lettori. Zero K è un romanzo sul futuro, sulla storia, sulla vita e la morte, sulla parola e implicitamente quindi sulla scrittura. D

American Pastoral il film

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Lessi "Pastorale americana", il capolavoro di Philip Roth, nel luglio del 2008. Fu subito colpo di fulmine: l'inizio di un innamoramento verso il più grande degli scrittori americani contemporanei che dura tuttora; il principio di un' ammirazione sconfinata che è  passata indenne attraverso tutte le prove cui l'ho sottoposta: non una singola riga dei  romanzi di Roth letti successivamente mi ha deluso.  Anzi.  Sebbene  tra tanta perfezione mi sia concessa addirittura il lusso di eleggere a romanzo del cuore -dando voce ad un  vezzo del tutto personale, privo di altra giustificazione se non quella soggettivissima del gradimento individuale- "Il lamento di Portnoy", resta verso Pastorale" un "diritto di primogenitura" per onorare il quale sono dovuta correre al cinema. Dare voce alle mie impressioni senza spoilerare nulla, tanto agli appassionati che hanno già letto il libro tanti ai futuri spettatori che ignorino la storia, è difficile.

"Zona Uno" di Colson Whitehead

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" The Underground Railroad" l'ultima fatica di Colson Whitehead è uscito in America nello scorso Agosto, guadagnandosi l'approvazione di un pubblico anche piuttosto autorevole, considerando il novero tra le sue fila di estimatori del calibro di Obama e di Oprah. In attesa di leggerlo nella edizione italiana, non conoscendo ancora lo scrittore - la solita vecchia storia del collezionista al quale mi vado paragonando, che non perde occasione di allargare la propria raccolta- ho letto "Zona Uno" ( Einaudi stile libero big) del 2013 tradotto da Paola Brusasco . Metto subito le mani avanti anticipando che non consiglierò di leggerlo a tutti, ma proprio a tutti, come mio inveterato costume. Essendo un romanzo "di genere" ( horror- post apocalittico- fantascientifico) questo libro è materia per gli appassionati in senso stretto della materia. Non me la sento di proporlo a coloro che cercano narrativa di tutt'altra specie e che dunque con og

"La vita davanti a sè". Emile Ajar e Romain Gary ovvero storie di pseudonimi ed eteronimi letterari

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Non  scrivo di tutti i libri che leggo. Alcuni li chiudo a doppia mandata nel cuore in silenzio, perchè dopo averli terminati è in silenzio che ci rimugino sopra per giorni. La brutta -lasciatemelo dire- storia di bracconaggio ai danni di Elena Ferrane -della quale rispetto profondamente il  desiderio di anonimato- consumata qualche tempo fa passando in rassegna i conti bancari di alcuni autori, mi ha portato alla memoria la vicenda di Emile Ajar , della sua vera identità e del suo  piccolo capolavoro " La vita davanti a sè", edito in Italia nel 2009 da Neri Pozza per la traduzione di Giovanni Bagliolo. In breve la vicenda personale: storia di pseudonimi, eteronimi e della capacità della letteratura di creare narrazioni che sembrano autofiction ma sono il frutto unicamente del talento creativo che le è proprio: Emile Ajar, autore di ben quattro libri, è in realtà Romain Gary. La Francia   scopre tale circostanza qualche tempo dopo il suicidio di Gary,  il  quale, dopo

Le variazioni del dolore di James Rhodes

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  Ho letto "Le variazioni del dolore" di James Rhodes , edizione Einaudi Stile Libero , tradotto da Cristiana Mennella , lo scorso luglio, mentre ero  al mare. Mi ero riproposta di riparlarne appena  fossi tornata alla "civiltà", ma  presa dal vortice del ritorno alla vita, ho finito per scordarmi del proponimento, fino a quando, in una mattina di fine settembre, calda e soleggiata, mentre spulcio tra i titoli esposti sulla bancarella del mitico mercatino di Antignano ( Vomero-Napoli), mi  trovo il libro tra le mani. Trasalisco, stupita che, tra tutti quei best seller a 5€ ai quali puntano i clienti, ci sia anche Rhodes, in compagnia di un'altra decina di volumi meritevoli di attenzione che del pari rimangono nell'angolo negletti.  Magris, Moehringer, Wo Ming, Whitehead. A quel prezzo, nuovi di zecca, me li porterei tutti a casa, ma devo desistere, con il cuore spezzato. Perchè ci sono libri di cui nessuno parla?  che hanno una vita difficile? destinati a

Eccomi di Jonathan Safran Foer

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Il 29 Agosto è arrivato in libreria,  edito da  Guanda "Eccomi" di Jonathan Safran Foer , tradotto da Irene Abigail Piccinini . Un appuntamento che non potevo disertare, avendo tanto apprezzato   "Molto forte incredibilmente vicino"  . Ho letto il nuovo romanzo tutto d'un fiato, in appena una settimana,  ma ho dovuto frapporre qualche giorno e un paio di altri libri prima di scriverne. Dovevo rifletterci su meglio,  verificare se con il tempo avrei domato la vocina  impertinente che a metà lettura aveva esclamato:-  " questo è il miglior romanzo di Franzen dell'ultimo periodo , altro che Purity!"  Battuta a parte, messo in conto che  ogni romanzo ha con gli altri dello stesso autore un rapporto simile a quello tra fratelli, i quali pur condividendo  il patrimonio genetico    hanno  autonome personalità,  e che    " Eccomi" non potesse, ne' dovesse replicare   " Molto forte e incredibilmente vicino" , non mi aspetta

Due piccioni con una fava: “ Zia Titina e L’Isis” — “ Fuoco su Napoli”

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Entrata in libreria per la solita perlustrazione in cerca di novità,   sono caduta nello specchietto per le allodole approntato dal libraio, che sullo scaffale aveva poggiata, fresca di stampa, l'ultima fatica di Peppe Lanzetta. Io, Lanzetta lo scrittore lo adoro, più del suo alter ego attore. La Napoli come la racconta lui, vitale, sanguigna, dolente e giuliva, nel suo impasto di vita e di sangue, mi fa uscire pazza. Non ci ho pensato due volte: "Zia Titina e L'ISIS" me lo sono portato a casa: 70 pagine, 9 €, Tullio Pironti editore, come dire a chilometro zero. Non potevo fare altrimenti. Me lo sono bevuto in una manciata d'ore. Adesso sono triste e non di certo perchè già l'ho finito. Mi dispiace  perchè  non  mi sento di dirne bene. L'affetto e l'ammirazine per Lanzetta mi impongono sincerità, perciò non lo salvo a meno di considerarlo un divertissement  , un gioco, una facezie, insomma, con cui anche l'autore si è spassato non più di una ma