Post

Visualizzazione dei post da Agosto, 2016

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer

Immagine
Ci sono dei cassetti che apri in caso di necessità, infilandoci ad occhi chiusi le mani, sicura al cento per cento di recupere ciò che ti occorre. Allo stesso modo, ci sono dei libri in cui ti senti obbligata a rificcare il naso e affondare tutta te stessa, quando cerchi determinate risposte, quando desideri ripercorrere precisi ricordi, quando intendi riprovare particolari sentimenti. Se volessi, ad esempio, leggere del bombardamento di Dresda durante la seconda guerra mondiale non aprirei altro testo se non il capolavoro di Kurt Vonnegut “Mattatoio n° 5 o La crociata dei Bambini” . Se volessi un libro che parli dell’ undici settembre, non esiterei a ripescare dalla libreria “La coscienza di Andrew” di E.L. Doctorow . O meglio, questo è quanto avveniva prima della settimana appena trascorsa, prima cioè che leggessi   “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan  Safran Foer , edizioni Guanda, traduzione di Massimo Bocchiola, in cui i due eventi, il bombardamento di Dresda e

Purity di Jonathan Franzen

Immagine
“Il desiderio di registrare le storie in maniera indelebile, di annotarle con parole permanenti, mi sembra imparentato con la nostra convinzione di non essere fatti di sola biologia.” Mi sono innamorata di Jonathan Franzen leggendo le trenta pagine de “ Il cervello di mio padre” nella traduzione di Silvia Pareschi edito nel 2013 da Einaudi, da cui è tratta la citazione. L’ammirazione si è moltiplicata grazie a “Le correzioni” , con le quali  Franzen è saltato in cima alla lista dei mie autori preferiti del semestre -volubilità del lettore seriale al quale ben si adatta, per quanto riguarda naturalmente gli scrittori e i libri,  ciò che si legge in Madame Bovary a proposito della donna :” La sua volontà, come il velo del suo cappello tenuto da un cordoncino, palpita a tutti i venti, c'è sempre un desiderio che trascina, e una convenienza che trattiene” . Data la premessa era logico che considerassi un obbligo leggere “Putity” , l'ultimo di Franzen, pubblicato sempre da

Burkini

Immagine
Alla radio, nel programma dove si discutono i temi scottanti, oggi si parlava di “Burkini”.  Volevo scrivere un post lungo e articolato su come la mia mente a volte abbia delle default. Su come, quando si predispone alla scrittura, percepisca e classifichi le cose in certo modo, inserendole in uno schema piramidale. Avrei voluto poi descrivere la piramide immaginata, alla cui base c'erano le parole cattolicesimo/islam, conflitto di religione /conflitto di cultura, tolleranza e reciprocità, al cui secondo gradino c'erano corpo ,donna, coprire,al terzo libertà/costrizione, e infine al vertice “mare”. Volevo prenderla alla lontana insomma, per dire che la cultura e la religione si integrano a vicenda e si sovrappongono scaturendo i canoni etici, estetici, giuridici, politici e sociali di un determinato momento storico, i quali -va da sè- possono cambiare nel momento storico successivo. Per ricordare che mia nonna al mare ci è andata poche volte in vita sua perchè il m

Conserve di famiglia

Immagine
  La nonna studia il calendario di Agosto. Lei solitamente va con i giorni della settimana, non tiene conto delle date. So cosa c'ha in mente.  Ieri è andata casa casa per informarsi dalle vicine delle loro intenzioni. Ha appurato che domani mattina il cortile è di zia Sisina che ha chiamato già pure la sorella per un aiuto. Sono solo due quintali, una fesseria. Zia Sisina è vecchia sola. Consuma poco. Per di più si sono procurate la macchinetta elettrica e lei e la sorella sono di poche parole, svelte, perciò finiranno presto. Avremmo potuto cominciare alla seconda oraria , ma noi le facciamo per tutta la famiglia. Non meno di cinque quintali, noi, se ci teniamo stretti. Ci sono stati anni in cui siamo arrivati anche a otto. Me ne ricordo uno in cui, mentre eravamo sul punto di finire, con gli ultimi pomodori nel pentolone -preferiamo fare la passata a cotto , dopo averle leggermente sbollentate - al la nonna sembrò che le bottiglie, allineate all'ombra sotto l'albero

Red or dead di David Peace

Immagine
Non sapevo neppure chi fosse  David Peace , prima di questa estate. Poi una delle voci che considero tra le più autorevoli del panorama letterario italiano, Giuseppe Genna, ne ha scritto. Seguendo la segnalazione mi sono buttata a capofitto, fiduciosa, nelle seicentocinquanta pagine di  " Red or dead" e ora David Peace  è il mio nuovo mito.  David Peace (Wikipedia ha contribuito a colmare la lacuna almeno per quanto riguarda il basico) è uno scrittore inglese, nato   a Ossett, West Yorkshire,  nel 1967. Nel 1991 si trasferisce in Turchia per insegnare inglese e successivamente in Giappone per la stessa ragione. Nel frattempo scrive racconti e romanzi, alcuni dei quali subiscono adattamenti cinematografici di buon successo. "Red or dead", pubblicato in Italia da Il Saggiatore nel 2014, tradotto da  P. Formenton ,  M. Pensante, racconta la storia di Bill Shankly , mitico allenatore del  Liverpool Football Club . In verità sono un disastro anche in materia c

La vecchia più vecchia del mondo

Immagine
Netty quel primo mattino si affacciò al balcone e la vide, per la prima volta. La vecchia più vecchia del mondo. La più decrepita vecchia che avesse mai visto. La più malconcia vecchia che ancora viveva su questa terra. Netty la vide. E Vide il braccio rinsecchito attaccato al bastone. E vide, attaccato al bastone e poi al braccio, tutto il resto del corpo, rinsecchito anch'esso da chissà quante stagioni terrestri. Vide la gobba, e le sembrò enorme, spropositata. E la vecchia rinsecchita le sembrò un ramo di un ulivo. E a Netty sembrò che un' altra sola stagione terrestre di sole e un' altra sola stagione terrestre di acqua e un'altra sola stagione terrestre di vento, e il ramo sarebbe finito nella terra, ai piedi dell'ulivo. La vecchia più vecchia del mondo vide Netty. I loro occhi finirono gli uni in quelli dell'altra. E si guardarono dai balconi, in silenzio. La vecchia aveva visto ogni bene, con quegli occhi. E ogni male. E sapeva distinguere il bene e il

La vecchia più vecchia del mondo

Immagine
Netty quel primo mattino si affacciò al balcone e la vide, per la prima volta. La vecchia più vecchia del mondo. La più decrepita vecchia che avesse mai visto. La più malconcia vecchia che ancora viveva su questa terra. Netty la vide. E Vide il braccio rinsecchito attaccato al bastone. E vide, attaccato al bastone e poi al braccio, tutto il resto del corpo, rinsecchito anch'esso da chissà quant e stagioni terrestri. Vide la gobba, e le sembrò enorme, spropositata. E la vecchia rinsecchita le sembrò un ramo di un ulivo. E a Netty sembrò che un' altra sola stagione terrestre di sole e un' altra sola stagione terrestre di acqua e un'altra sola stagione terrestre di vento, e il ramo sarebbe finito nella terra, ai piedi dell'ulivo. La vecchia più vecchia del mondo vide Netty. I loro occhi finirono gli uni in quelli dell'altra. E si guardarono dai balconi, in silenzio. La vecchia aveva visto ogni bene, con quegli occhi. E ogni male. E sapeva distinguere il bene e il

Letargo

Immagine
Il mio primo rifugio è dentro me stessa. Là vado ogni volta che annuso ostilità nel mondo. Mi metto in posizione fetale e aspetto che il maestrale passi.  Ho, poi, una seconda tana. Si tratta del primo ombrellone della prima fila dell'ala destra del  lido di Procida, giù alla Chiaiolella. Là vado invece ogni anno per il letargo di Luglio. Niente di  che. Se è lecito considerare poco un ombrellone vecchiotto, affrancato dal comfort garantito delle spiagge modaiole, rivolto verso lo spuntone di Vivara e la zona “porto” della  dirimpettaia Ischia. Sotto quel cappello bianco e azzurro, inclinato ad arte in attesa del vento  che puntuale si leva a metà di ogni pomeriggio, rigorosamente nell'ordine, un lettino al  sole, una sdraio all'ombra, il libro del momento e la sottoscritta.  Là ho addomesticato i banchi di paura che mi annebbiavano la mente, nell'attesa di  trasferirci in Turchia, nel 2005, mentre le quattro carabattole traslocate via da casa , stipate