martedì 14 maggio 2019

Sembrava una felicità. Jenny Offill


Un lettore è innanzitutto un collezionista, il cui desiderio è arricchire con pezzi di pregio la propria raccolta. E’ andata decisamente bene a chi ha acquistato, “Sembrava una felicità” di Jenny Offill, traduzione di Francesca Novajra, che contrassegna un duplice esordio: quello della NN, neonata casa editrice milanese e quello della Offill, autrice statunitense al suo debutto in Italia.
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La bellezza del piccolo gioiello che abbiamo tra le mani convince sulla bontà del progetto editoriale della NN.
Si può condensare in poco più di 168 pagine una vita? Pare proprio che alla Offill questo virtuosismo sia riuscito.
Docente di scrittura già apprezzata in America, Jenny Offill affida a una scrittura certamente non convenzionale la biografia di una donna, il cui destreggiarsi tra frustrate ambizioni giovanili, matrimonio, maternità e infine tradimento del coniuge, ne fanno un’eroina moderna. Di lei non conosciamo il nome. Le sue vicende non sono descritte in un flusso cronologico preciso. Sapremo che si è sposata, è divenuta madre e infine che ha subito il tradimento solo avendo riguardo alla parola che, di volta in volta, il soggetto narrante utilizzerà per riferirsi a sé. Un “Io” che diventerà ”la moglie”, prima di evolversi nel malinconico “lei” delle pagine finali, in cui sembrano trasferirsi tutta l’infelicità e lo smarrimento cagionatele dalla spersonalizzante vita coniugale.
La narrazione non si articola in capitoli, procede piuttosto attraverso l’annotazione di pensieri, di ricordi, di guizzi della coscienza e citazioni colte; elementi tutti che riportano il lettore costantemente alle proprie vicende personali, nell'evidenza che certi eventi e taluni sentimenti sono comuni a più. A chi, contemplando il suo primo amore dormire, non è venuto “da cantare a voce alta tutte le canzoni che passavano alla radio”? Chi non ha sperimentato “la rabbia che assomigliava ai fuochi d’artificio”?
Con una “scrittura per sottrazione”, priva del tutto di ridondanze retoriche, che tuttavia  non si restringe mai dentro i confini di una prosa rigida e austera, la penna della Offill mantiene una tale fluida musicalità da rasentare a tratti un’armonia poetica. Mai indelicate o inopportune neppure l’ironia e la leggerezza con cui si sceglie di stemperare il peso di certi momenti.

“Sembrava una felicità”, dichiarato Libro dell’anno 2014 da The New York Times Book Review, The Observer, The Guardian, The Times Literary Supplement, è senza dubbio un libro da leggere tutto d’un fiato, ma anche un romanzo a cui concedere una seconda più attenta lettura. Il mondo, si doleva Keats, “non è un luogo accogliente nel quale salvare la propria anima”, al contrario di certi libri che paiono invece godere di tale impagabile privilegio.

Questo consiglio di lettura è apparso il 16 Maggio 2015 su Itali@Magazineonline

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