lunedì 4 maggio 2026

"A pucuntria" e "Fiori di vetro" di Mariarosaria Selo

Con ( Mariarosaria Selo) Rosi Selo ho un debito, anzi due. Le dovrei restituire la carica di piacere, di soddisfazione e di gioia che mi ha regalato la lettura dei suoi due ultimi libri, ma il privilegio e l' onore di averla qui, tra gli amici, mi hanno frenato -almeno fino ad ora- dallo scriverne. Un misto di ansia da prestazione e di pudore mi hanno suggerito di starmene in silenzio fino a che non avessi trovato parole "sistemate" per renderle l' omaggio che merita. Donna di grande carisma, sensibilità e di travolgente affettuosità, Rosi meriterebbe due recensioni ragionate, strutturate e argomentate con accuratezza. Recensioni che riportassero puntualmente il suo valore, il talento e i pregi della sua scrittura. Che sia arrivato il momento? Se non giusto negli esiti, almeno nelle intenzioni di tributarle i necessari meriti. Qualche giorno fa, Rosi mi ha "sfruculiata", regalandomi -lei a me! - parole lusinghere a commento di un mio post . A questo punto, mi tocca risponderle per le rime. Non ricordo più chi abbia scritto o dove io abbia sentito che «La missione della letteratura è quella di compiere positivamente il bene». So con certezza, però, che descrive magnificamente l'effetto sortito dai libri di Rosi, gli ultimi due compresi. Mette luce nel buio delle vite altrui, Rosi. E se non è compiere positivamente il bene questo, cosa lo è? "A pucuntria" (Marotta&Caldiero edizioni ) è la storia di un'agente carceraria a Pozzuoli. Quando mi ci immersi uscivo da una serie di letture (saggi) sulla giustizia riparativa. Non ero a digiuno dei temi della pena, delle possibilità di dialogo tra il mondo dietro le sbarre e quello fuori. Inoltre, leggo assiduamente saggi dedicati ai femminismi, grazie ai quali ho approfondito sufficientemente le problematiche relative alle violenze domestiche e di genere. Ho apprezzato ancora una volta la sensibilità e la maestria con cui Rosi Selo ha saputo entrare - in punta di piedi, con tatto, rispetto e grande capacità di empatizzare- in questi due segmenti delle vicissitudini umane. La sua scrittura è intelligente (si, esiste una scrittura intelligente nel senso di acuta, logica, efficace) delicata e se dovessi connotarla con una terza caratteristica ancora più pregnante, direi, accessibile, capace, cioè, di tradurre moti dell'animo complicatissimi, drammatici nelle implicazioni, in una lingua comprensibile a tutti. Scusate se è poco! La sua "potabilità" non è semplificazione. Non è banalizzazione. Non è puerilità. È, piuttosto, immenso talento immaginativo che si mette al servizio delle possibilità ( di grado e sfumature diverse) immaginative altrui. Maria Rosaria Selo ha il raro ed esemplare talento di saper centrare l'obiettivo di "una scrittura democratica" nei contenuti e nella forma: temi popolari partecipati, abitati da tutte e tutti. Quando a "Fiori di vetro" -che accompagna la nascita di una nuova casa editrice napoletana indipendente: Edizioni Vulcaniche, che dire? Si tratta di una raccolta di racconti divisa in tre atti. Da romanziera a raccontiera. Personalmente mi ha regalato una grande soddisfazione, essendo nata io ( ebbene sì, anche i lettori hanno una genesi!) come lettrice di racconti prima che di romanzi. La forma breve è coltellata, è graffio, è lampo. É azione fulminante. Intuizione. È squarcio. Lascia a bocca aperta o trafelati o sgomenti. Selo maneggia anche qui con estrema cura e sapienza i suoi contenuti. Umanità dolorosa, umilata, affranta, che lei accudisce con determinazione. Ma anche itinerari nel tempo e nello spazio che restituisco pezzi di vita, cose semplici del mondo e complicate, persone per bene e malacarne. Accessibilità, anche in questo caso, è la parola chiave che sintetizza il pregio indiscutibile della sua scrittura.

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