Un'altra estate rovente, quella del 2019. Temperature sempre più incandescenti tormentano l'uomo e incendi infernali la terra. Bruciano, infatti, molte zone del mondo al di sopra, qualche anno fa, di ogni sospetto:Siberia orientale, Alaska e Groenlandia.
Sarà l'età, che comincia ad essere considerevole e reca seco intolleranze sconosciute, rancori inconsueti, rabbie nuove da sperimentare, ma sempre più spesso il suggerimento rivolto gli anziani di ripiegare nei centri commerciali durante le ore più calde mi fa andare in bestia. Perché, mi chiedo, codardi, indifferenti, sprovveduti, ignoranti, abbiamo permesso al cemento di dominare le nostre città? Ci siamo piegati a logiche contro natura che ci hanno reso protagonisti di rituali del tutto tragicomici. Sostituire le pergole ombreggiate da vitigni con ombrelloni e gazebo di tessuti sintetici, ad esempio, ha significato ottenere si riparo dai raggi solari, ma a prezzo di temperature da effetto serra, tanto da costringerci ad attrezzare quelle aree esterne con ventilatori. Surrogare le pinete litoranee con stabilimenti balneari dotati di ogni confort ci ha offerto la possibilità di sederci al tavolino del bar al tramonto sorseggiando cocktail alla moda, come fossimo in un anonimo film di cassetta, ci ha regalato l'ebbrezza di camuffare con modi appresi da influencer l'aria provinciale alla "poveri ma belli"
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